Cities from all over the world

How wonderful cities from all over the world are called.

LosAngeles
Los Angeles: the City of Angels
Dubai
Dubai: the City of Gold
NewYork
New York: the City that Never Sleeps
London
London: the Old Smoke
Paris
Paris: the City of Love
Rome
Rome: the Eternal City
Reykjavik
Reykjavik: Smoky Bay
Amsterdam
Amsterdam: the Venice of the North

 

#translatorsgonnatranslate
#perlediuntraduttrice

 

based on images shared on tumblr by mycroftly
reposted by me on tumblr musing of a translator

T.G.I.M. (Inspired by Nora Torres – Translartisan)

We are the lucky ones.

T.G.I.M. by Translartisan
T.G.I.M. by Translartisan

Sometimes we forget about the treasure we hold in our hands. It’s easier to complain rather than thank for what we can do everyday. I know, it’s a habit and it’s useless to say, but maybe even harder to accept. I’m sure that anybody is in denial, but it’s a true fact. I usually create ecards about Mondays. So, we complain for our bad Mondays when there are people outside without a job, looking for inspiration, and trying to find their way. Yes, we are freelancers and we face hard times as well; our happiness is closely related to our attitude towards clients, in order to get an assignment.
Eventually, we work. We have a job, something we put a lot of effort in. We are a proud group of people from all over the world; we do what we love; we share our thoughts and fears; we try to help each other (until it’s possible – because I know “we are not alone”, and we live on this planet together with bad creatures, who try to bring us down in many different ways).
Yet, we are a big family living in the social media world. We reply to posts and tweets to feel like we are co-working, all together, in a digital open plan office.
As far as I’m concerned, I feel very lucky, because I’m surrounded by precious ladies and men I can talk to, while I am completing those assignments and managing schedules and agendas.

We are the lucky ones. I want to thank God for my dreadful, but very lucky Mondays.

Repost: The benefits of being bilingual

The Benefits of Being Bilingual

http://www.englishschoolnyc.com/772638/2013/10/29/the-benefits-of-being-bilingual.html
[LAST UPDATED 3 MONTHS AGO]

Did you know that over half of the world’s population is bilingual? This statistic may come as less of a surprise if you consider that there are nearly 7,000 languages spoken around the world! Being bilingual offers a wealth of benefits, from better brain function to improved job prospects. If you live in a vibrant place like New York City, being bilingual can even make it easier for you to meet new people. If you are considering learning a second language as an adult, it’s important to enroll in language classes designed for adult learners and immerse yourself in the language. Once you become fluent, you can maintain and improve your language abilities by taking classes, watching movies, and conversing in your new language. To find out more about the benefits of bilingualism, check out this infographic from Bluedata International Institute, an ESL school in New York City. Please share this infographic with your friends and family who are also hoping to learn English or any other second language!

The-Benefits-of-Being-Bilingual-Infographic-01

Frozen: Sing-along (multilingual session)

Watch “Let It Go” From Disney’s ‘Frozen’

Performed In 25 Different Languages

JAN. 22, 2014

How they managed to get the tones so similar and so lovely is pretty impressive (it almost sounds like they’re all performed by the same girl) — which one is your favorite singer? TC mark

Cf. http://thoughtcatalog.com/sophie-martin/2014/01/watch-let-it-go-from-disneys-frozen-performed-in-25-different-languages/

Errori di adattamento, traduzione e doppiaggio (I)

Il post di oggi è un po’ più leggero rispetto a quelli dei giorni scorsi. [ ndr: ma estremamente più lungo AHAHAHAHAH -.- ]
Nel titolo ho addirittura messo tra parentesi un “I” per darmi un tono. (O tirarmi un po’ su di morale…! Onestamente non ne ho idea!) 😀 😀 😀
Non so se farò altri interventi del genere, ma mi piace pensare che avrò tempo e modo di scrivere anche post divertenti e inserire altre chicche del mondo del cinema, dei telefilm o della letteratura straniera.

[NB: uno l’ho già pronto, forse lo lascerò nelle bozze ancora per un po’…]

Non tutti sanno che sono particolarmente fissata con la saga “Pirati dei Caraibi“. Infatti, ai tempi dell’Università (*sigh* come passa il tempo…) volevo inserire la trilogia (nel frattempo mutata in tetralogia) nel comparto scientifico che avrei utilizzato per l’analisi della mia tesi di laurea triennale sugli errori di traduzione ed adattamento degli script originali nel cinema e nelle serie tv. Purtroppo, l’argomento era troppo vasto e riguardava una materia non curriculare (ndt: “traduzione audiovisiva” era una materia della specialistica e quindi non era attinente al mio piano di studi della triennale), perciò la Professoressa dirottò il mio diabolico piano su altro.

Savvy?
Comprendi?

Infatti, qualche anno dopo, ho “ripiegato” su una tematica diversa. {però questo ve lo racconto un’altra volta…}

Nonostante ciò, non mi sono arresa e ho continuato imperterrita a seguire le mirabolanti peripezie di Captain Jack Sparrow e di quei poveri adattatori che non hanno saputo proprio rendere giustizia alla saga.

La cosa che maggiormente mi ha perplessa e sconcertata – presumibilmente prima sconcertata e poi perplessa – è stata la scelta dei titoli dei vari film che, fin dal primo (datato 2003), ha puntualmente lasciato intendere che NESSUNO si fosse preso il gusto di visionare la pellicola prima di fare l’adattamento.
Ma andiamo con ordine.
Ora, capisco che il genere possa non piacere a tutti e che magari Johnny Depp o Orlando Bloom non siano il prototipo del vostro uomo ideale, così come Keira (biondina e segaligna) non lo sia della vostra “immortale amatissima”; posso anche passare sopra al fatto che, non sapendo dell’avvento del “2” e del “3” (e poi anche del “4” a cui, si vocifera, dovrebbe fare seguito un “5”), per il primo film sia stato omesso il riferimento alla serie “Pirati dei Caraibi”, MA (c’è sempre un ‘ma’) non si può tradurre “[Pirates of the Caribbean:] The Curse of the Black Pearl” (chiarissimo!) con un raffazzonato “La maledizione della prima luna“. Cosa c’era di difficile nel tradurre con un semplice “La maledizione della Perla Nera“? Perla Nera sapeva troppo di soap opera? Lo so, non era abbastanza EPICO. Just for the record: è il nome della nave.
Qui, si potrebbe aprire una parentesi di una 20ina d’anni in cui riprendere concetti trattati e stratrattati sul perché e per come si debba scegliere di tradurre letteralmente un testo oppure cercare di mantenere il senso di ciò che si intendeva nella lingua di partenza, portando il messaggio sullo stesso livello cognitivo dell’audience della lingua di arrivo con scelte linguistiche parzialmente o completamente differenti da quelle di partenza.
Io, personalmente, il film l’ho visto almeno 200 volte e di quella “prima luna” non c’è traccia. Barbossa dice “La luce della luna ci rivela per ciò che siamo in realtà. Siamo uomini maledetti: non possiamo morire, per cui non siamo morti, ma non siamo nemmeno vivi“. Eh. La ‘luna’ c’è (e non ci piove). E la ‘prima’? Mistero!

Crozza_Kazzenger
Kazzenger!

Nel 2006, la storia si ripete. Qui un po’ mi ha pianto il cuore, lo ammetto. Il titolo originale è struggente e al tempo stesso epico nella sua semplicità (once again). Il secondo capitolo della saga, infatti, si intitola “Pirates of the Caribbean: Dead man’s chest“. L’adattamento italiano non è riuscito nuovamente a rendere giustizia all’originale. Il film da noi è uscito con il titolo “Pirati dei Caraibi: la maledizione del forziere fantasma“.
Ovvio.
Perché cercare di riprendersi un minimo dal precedente scivolone? Giammai! Meglio continuare con ‘sta storia della ‘maledizione’ che ci piace assai! 😀 E va bene… Dietro a quel “chest” c’è un bellissimo gioco di parole volutamente scelto in inglese per collegare il fantomatico “uomo morto” al “forziere” (e/o al suo “petto”). Nonostante l’adattamento non mi piaccia tantissimo, devo ammettere che il senso della storyline è mantenuto. Il forziere c’è, non è proprio ‘fantasma’, ma Jack Sparrow è alla sua ricerca, perciò lui non sa dove sia e questo è grosso modo il plot del secondo film.

Una chicca estratta da questo capitolo è un errore di adattamento (e doppiaggio). Da quando l’ho individuato, lo posto ovunque.

Errori di (traduzione e) doppiaggio:

[eng/orig. version] Hammer-head shark Pirate: Five men still alive, the rest have moved on.

[trad/doppiaggio] Pirata Squalo Martello: 15 rimasti vivi, il resto è trapassato.

La domanda sorge spontanea: se sullo schermo ci sono 5 attori pronti per essere giustiziati, un dubbio non ti viene?

No, evidentemente no. 😀

large

Devo dire che della [vera] trilogia questo è il capitolo che mi è piaciuto meno, forse perché lascia lo spettatore con moltissimi buchi temporali nella storia, molti interrogativi, qualche intuizione abbozzata a causa dei nuovi personaggi introdotti e, in più, non ha una vera e propria conclusione. [ndr: doveva essere un film “ponte”; un collegamento tra il primo film, di cui non ci si aspettava un così grande successo, e il successivo, la conclusione della saga, su cui c’erano altissime aspettative. Effettivamente è così ‘ponte’ che quando appaiono i titoli di coda non riesci ad alzarti in piedi perché pensi ci sia ancora altro da vedere.]
Veniam perciò al III capitolo uscito nel 2007. L’unico che EFFETTIVAMENTE non ha subito grossi sconvolgimenti a livello di adattamento. Voci che erano trapelate prima della sua uscita avevano dato, come probabili, due titoli differenti, cioè “At World’s End” e “At Worlds End“. Non proprio lievissima la differenza tra le due opzioni. La prima si presta ad un più sottile gioco di parole, mentre la seconda lascia solamente intendere che il capitolo finale vede la fine dei “mondi” [ndr: quali mondi?]. La scelta è poi ricaduta sul primo titolo, che gioca sulla fine del mondo intesa come atto finale di un’Opera, quindi una sorta di resa dei conti, ma anche come luogo ben preciso dove REALMENTE i protagonisti si recano durante il film. [WARNING: major spoiler!!!]

not the best time
Non mi pare il momento migliore! (Elizabeth Swan)

La traduzione in italiano è abbastanza fedele ed infatti il film esce in Italia con il titolo “Pirati dei Caraibi: Ai confini del mondo” che riesce a mantenere parzialmente intatto il messaggio voluto con il titolo inglese. Potrei stare a parlare per dieci ore solo di questo film. E’ in assoluto il mio preferito. 🙂

[*FANGIRLING TIME*]

Keep a weather eye on the horizon...
Tieni gli occhi piantati sull’orizzonte… (Will Turner)

A distanza di 4 anni (è il 2011), esce nelle sale italiane, poi in quelle americane, “Pirates of the Caribbean: On Stranger Tides“. Il film è liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Tim Powers noto in Italia con il titolo “Mari stregati“. Un lettore/Uno spettatore attento a questo punto ha già fatto 2+2, vero? Il titolo italiano è quindi “Pirati dei Caraibi: Mari stregati“.

HAHAHA... NO.

Questa volta il titolo è stato tradotto con “Pirati dei Caraibi: Oltre i confini del mare“. Evidentemente, un più letterale “[PdC:] Verso acque straniere” o “Su maree sconosciute” avrebbe interrotto la continuità delle scelte linguistiche già applicate alla traduzione ed utilizzare lo stesso titolo del libro avrebbe implicato l’infrazione di qualche diritto d’autore (?). Dunque, la mossa più appropriata è stata – di nuovo – seguire la scia del capitolo precedente. Nasce perciò un collegamento con gli ex “confini del mondo”, con l'”Aqua de vida” segnata sulla mappa,  che porterà Jack Sparrow a navigare su acque straniere, più lontane. Ok. La domanda resta: PERCHé?

WHY?!

Per la mia gioia – e per quella di chi come me si è appassionato alla saga non solo per gli attori e i personaggi, ma anche per le vicende linguistiche che le gravitano attorno – è in preparazione il V capitolo della serie, il cui titolo sarà “Pirates of the Caribbean: Dead Men Tell No Tales“. Letteralmente possiamo tradurlo con “[PdC:] Gli uomini morti non raccontano storie” oppure, parafrasando un po’, con “[PdC:] I morti non mentono“. In verità “dead men tell no tales” è un modo di dire anglosassone che significa “dead people will not betray any secrets” e che in italiano suona più o meno come “I morti non tradiscono alcun segreto“.
Sono veramente curiosa di vedere che cosa tireranno fuori dal loro cappello gli adattatori . 😉 L’uscita è prevista per luglio 2015, manca solamente un annetto.

Vi lascio con un video STUPENDO in chiave ironica in cui vengono evidenziati, scena per scena, tutti gli errori in “POTC: The Curse of the Black Pearl“. Io sto ancora ridendo…

P.S.: grazie Wendy per avermi fatto capire che le .gif possono essere estremamente utili! 🙂

Quote of the day

We should so render the original that the version should impress for whom it is intended, just as the original impresses the people for whom it (the original) is intended. -Edgar Allan Poe. Essays and Reviews.

Repost: 12 Parole Tedesche che Non Esistono in Italiano

12 Parole Tedesche che Non Esistono in Italiano.

Posted on September 16th 2013, by Arturo Robertazzi in BERLINO, SCRITTURA. 14 comments

L'eternità serve a dare ad alcuni di noi la possibilità di imparare il tedesco - Mark Twain #ScrittoreComputazionale

Lo so, il tedesco a noi italiani suona come una lingua dura, difficile e a volte fastidiosa. Ma avete mai ascoltato una poesia di Brecht recitata da una flebile voce femminile? È pura melodia, con quegli “ich”, “sch” e “ung”.
Dopo quattro anni di Germania e dopo aver incontrato autori come Goethe, Kafka e Brecht, ho scoperto la bellezza della complessità, e la ricchezza del vocabolario tedesco. Con un po’ di invidia verso quegli scrittori tedeschi che possono mettere insieme i moduli di questa lingua per farne storie e romanzi. Anche Mark Twain, uno che non lesinava critiche al tedesco, ha dovuto ammettere con un certo stupore che alcune parole tedesche sono in grado di esprimere un concetto complesso.
In questo post propongo una breve lista di parole tedesche che contengono mondi, traducibili in italiano solo con intere frasi. Parole che svelano come i tedeschi interpretano la realtà che ci circonda – a proposito, Dward Sapir e Benjamin Whorfaffermavano che il linguaggio è uno strumento attraverso il quale concettualizziamo la realtà.

Ecco le dodici parole:

1. Weltschmerz. Letteralmente “dolore del mondo”. Il termine, coniato dall’autore tedesco Johann Paul Friedrich Richter, indica il “dolore cosmico” provato da colui che si rende conto che la realtà fisica non può soddisfare i bisogni della mente. Una visione del mondo tipica di autori come Leopardi, Heinrich Heine e Lord Byron.

2. Drachenfutter. In italiano si traduce come “cibo del dragone”. Diciamo che hai dimenticato il tuo anniversario di matrimonio e tua moglie è incazzata nera. Cosa fai? Le fai un regalo per riparare alla tua dimenticanza. Ecco, quello è il “cibo del dragone”.

3 Fremdschämen. Fremd significa estraneo e Schämen provare vergogna. Fremdschämen significa sentirsi in imbarazzo per qualcosa che qualcun altro ha fatto. Capita spesso, no?

4. Vorfreude. Diciamo che ti aspetta una cena con una persona che ti intriga. È pomeriggio, fra tre ore la incontrerai, ti prepari, pensi a cosa succederà e senti una forte sensazione di gioia. Vorfreude significa letteralmente “pre-felicità”.

5. Treppenwitz. Sono trascorse un paio d’ore, e pensi che in quella situazione avresti dovuto dire una battuta più efficace. Tornato a casa, hai l’illuminazione e pensi “Ah! Avrei dovuto rispondere così!”. Ma è troppo tardi. Questo è il Treppenwitz, letteralmente “scherzo delle scale”.

6 Geisterfahrer. “L’autista fantasma”. Il Geisterfahrer è colui che imbocca una strada nel senso di marcia sbagliato.

7 Handschuhschneeballwerfer. Sì, sì, lo so, sono quasi trenta lettere! Niente panico: Handschuh (che è costituita già da due parole) significa guanto,Schnee neve, Ball palla e Werfer lanciatore. Tutto insieme significa: colui che indossa dei guanti per lanciare una palla di neve.

8 Herbstmelancholie. Un’unica parola per descrivere l’emozione che stiamo provando in questo periodo: la malinconia d’autunno.

9 Waldeinsamkeit. Einsamkeit significa solitudine, Wald è bosco. È quella pressante sensazione di solitudine e disagio quando ci si inoltra in un fitto bosco.

10 Torschlußpanik. In questa parola c’è un romanzo. È il panico provato in era medievale quando il ponte elevatoio si abbassava indicando un attacco dei nemici. Indica l’ansia provata quando ci si rende conto che la nostra vita va avanti e le chance di realizzare i “nostri sogni” diminuisce ogni giorno.

11 Schadenfreude. Non vogliamo ammetterlo, ma ci capita spesso. Il vostro arcinemico ha appena fatto una sciocchezza ed è diventato lo zimbello del gruppo. La sottile punta di felicità che state provando è la Schadenfreude, la gioia della sciagura di qualcun altro.

12 Fernweh. La mia preferita, perché questa sensazione l’ho sempre provata, ma non sapevo esistesse una parola per definirla. Letteralmente significa “nostalgia dell’altrove”. È il forte bisogno di dover viaggiare per esplorare il mondo.

Repost: Citazioni sulla Traduzione by MeltTraduzioni

CITAZIONI SULLA TRADUZIONE

Redazione  6 gennaio 2014
Salotto , , 
Siamo andati in giro per il web alla ricerca di citazioni riguardanti il lavoro del traduttore: ecco quelle che ci sono piaciute di più. L’unica che ci sentiamo di aggiornare è quella di Antonio Gramsci, “I traduttori sono pagati male e traducono peggio”: i traduttori sono ancora pagati male, ma almeno traducono un po’ meglio… Buona lettura!
L’originale è infedele alla traduzione.
Jorge Luis Borges, Sopra il Vathek di William Beckford, in Altre inquisizioni, 1952
Lo spirito di una lingua si manifesta chiaramente soprattutto nelle parole intraducibili.
Marie von Ebner-Eschenbach, Aforismi, 1880
La traduzione è una delle poche attività umane in cui per principio accade l’impossibile
Mariano Antolín Rato
Gli scrittori creano la letteratura nazionale, mentre i traduttori rendono universale la letteratura.
José Saramago
La traduzione è quel qualcosa che trasforma tutto in modo che nulla cambi.
Günter Grass
Senza la traduzione abiteremmo province confinanti con il silenzio.
George Steiner
La traduzione non è solo una questione di parole: il punto è rendere comprensibile un’intera cultura.
Anthony Burgess
Sull’inadeguatezza della traduzione si può dire quel che si vuole, ma quel lavoro è e sarà sempre una delle imprese più importanti e utili nei riguardi del mondo.
Johann Wolfgang Goethe
I traduttori sono da considerare quasi zelanti mezzani che ci vantano come amabilissima una bellezza semivelata: essi suscitano un desiderio irresistibile dell’originale.
Johann Wolfgang Goethe, Massime e riflessioni, 1833 (postumo)
Un’epoca sfavillante di letteratura è forse sempre un’epoca sfavillante di traduzioni.
Ezra Pound
Anche tradurre è, come far musica e poesia, come dipingere un quadro e scolpire una statua, sforzo e anelito di conquistare  e di possedere la propria realtà.
Manara Valgimigli, Del tradurre e altri scritti, 1957
Il traduttore è con evidenza l’unico autentico lettore di un testo. Certo più d’ogni critico, forse più dello stesso autore. Poiché d’un testo il critico è solamente il corteggiatore volante, l’autore il padre e marito, mentre il traduttore è l’amante.
Gesualdo Bufalino, Il malpensante, 1987
Quante croci, il traduttore, in cambio di qualche estasi vicaria!
Gesualdo Bufalino
Fra traduttore e autore il rapporto che s’intreccia (insidie, invidie, ripicche, lusinghe) adombra una sfida carnale.
Gesualdo Bufalino
“I traduttori sono i cavalli da tiro della cultura.”
Alexander Sergeyevich Pushkin
La traduzione è il rovescio dell’arazzo.
Miguel de Cervantes
Una cosa ben detta conserva il suo sapore in tutte le lingue.
John Dryden, Saggio sulla poesia drammatica, 1668
L’umorismo è la prima qualità che va perduta in una lingua straniera.
Virginia Woolf
Temo i miei traduttori: mi obbligano a discernere ciò che voglio lasciare nell’ombra.
François Vaucluse, L’arte di tradurre, aforismi scelti
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