Cosa sto imparando vivendo la Rete (I)

Da circa tre mesi sto portando avanti un esperimento che ho iniziato un po’ per gioco, un po’ per emulazione e un po’ per curiosità.

Ho deciso di testare i vari canali attraverso cui è possibile aumentare la propria visibilità e rendere proficua la presenza sul web.
Non sapendo da dove cominciare, ho preso spunto da alcuni professionisti che seguo tramite WordPress, Facebook e Twitter. Mi sono permessa di seguire per qualche settimana i loro aggiornamenti e il loro modo di interagire con colleghi, amici e followers.

✎ La prima cosa chiara ed evidente è la costanza. Occorre essere attivi nel vero senso della parola. Ogni giorno, la propria presenza va confermata condividendo articoli, immagini, foto, citazioni, chiacchierando con chi è interessato al tuo lavoro ed esprimendo le proprie idee in tutti i modi possibili.
✎ Infatti, un importante fattore è l’interazione con gli altri utenti. Tutte le persone che ti seguono (ed anche quelle che capitano casualmente nelle tue pagine) sono ugualmente fondamentali per la creazione di una rete di contatti efficiente ed attiva (oltre che reattiva). Il ruolo cruciale è sempre il tuo, perché sta a te interagire e conversare con gli altri iscritti in modo da riuscire ad allacciare rapporti, trovare persone che abbiano i tuoi stessi interessi o che siano capaci di aprire le tue conoscenze verso nuovi orizzonti.
✎ A ciò fa seguito l’importanza della condivisione. È davvero importante imparare a parlare con gli altri senza paura, riuscire ad uscire dal proprio guscio e condividere con gli altri le esperienze pregresse, sia belle che brutte. Il nostro piccolo bagaglio ci ha resi i professionisti che siamo oggi e questo potrebbe essere d’aiuto ad altri, così come l’esperienza di chi lavora da più anni in un settore potrebbe essere d’aiuto per noi.
✎ E qui si collega l’ultimo punto fondamentale, cioè la necessità di essere catchy a 360°, Non c’è nulla di più vero e importante dell’essere completamente se stessi. Infatti, la chiave per aprire tutte le porte della Rete è utilizzare la propria personalità mettendo in risalto i propri punti di forza, gli interessi e le conoscenze. Attraverso i post scritti nei blog, oppure i 160 caratteri di cui sono composti i tweet, possiamo realmente diversificarci dagli altri creando un nostro codice, condivisibile, che ci aiuti ad uscire dall’anonimato e, allo stesso tempo, renderci interessanti verso i nostri lettori.

Nel flusso continuo di informazioni che attraversa il web e si getta senza argini tra le righe dei social media, emerge chi riesce a veicolare un messaggio facilmente accessibile ed al tempo stesso creativo – cercando, però, di non sfociare in esagerazioni o mancanza di professionalità. Perciò, quando si scrive per la Rete, occorre fornire dati e tesi opportunamente corredati da immagini e testi semplici ma esaustivi, utilizzando strategie innovative e fresche. Inoltre, quando si scrive un articolo da pubblicare nel proprio blog, la scelta delle parole chiave è fondamentale in quanto aiutano la ricerca dei post ed anche l’individuazione dei principali punti trattati. Lo stesso discorso vale per i social network, dove le stesse key words sono equiparabili agli hashtags.

Seguendo queste prime semplici considerazioni, ho pensato di iniziare a condividere nel mio blog le ecards create per smorzare un po’ lo stress lavorativo, citazioni e articoli scritti di mio pugno. Purtroppo, finora, ho pubblicato un solo articolo completo. Mi è capitato di incorrere nello smarrimento di una scrittrice che si ritrova in una piazza affollata e non sa più dove guardare e chi ascoltare.

Ciò è sicuramente dovuto all’inesperienza e alla mancanza di organizzazione. Hai delle idee, sapresti anche che contenuti sviluppare e come svilupparli, ma ti sembra sempre di non avere il tempo necessario. Le settimane passano e le tue bozze restano là, salvate e destinate a non vedere mai il punto finale ed il fatidico click sul tasto “Pubblica”. Nonostante questo, non demordo. Continuerò a pianificare e cercare di scrivere altri post come quello di oggi. In fondo, ho tantissimo da imparare e l’unico modo che conosco per migliorare è sperimentare. Se non dai sfogo alla tua creatività buttandoti nella mischia, non saprai mai cosa puoi e non puoi fare. 🙂

Una cosa che ho sicuramente imparato, e che a parer mio è assolutamente da evitare, consiste nel reblogging selvaggio.
Questa tecnica somiglia ad un retweet o uno share su facebook, ma permette di copiare ed incollare gli articoli altrui nel proprio blog (o sito). Purtroppo, seppur appropriatamente citati e forniti di tutti i riferimenti che rimandano all’autore originale, non possono sostituire un bel post scritto con impegno di proprio pugno. L’ho sperimentata per un po’, ma anche se accompagnato da qualche commento sporadico come introduzione all’articolo da condividere, oppure da un’emoticon e una frase per non sembrare maleducati nel riprendere testualmente il lavoro di altri, non è assolutamente utile e tanto meno professionale. Assolutamente da evitare.

Se un articolo è particolarmente interessante o ci ha colpito in qualche modo, le modalità di utilizzo di quel pezzo possono essere molteplici e diverse, a seconda di cosa pensiamo di farne. Se vogliamo, possiamo condividerlo attraverso i social network che sono più immediati e permettono di avere l’informazione a disposizione in tempo reale e possono essere opportunamente taggati per dare visibilità anche a chi l’ha scritto e, anche a chi l’ha condiviso prima di noi.

Per i social network che sto sperimentando in questo momento, occorre tenere presente alcuni accorgimenti:

TWITTER: Twitter è una piattaforma veloce, la TL (ndt: tweet line / time line) si aggiorna continuamente e i nostri followers (seguaci) non vivono costantemente con la pagina aperta o con il cellulare piantato su un solo social, perciò, occorre postare in maniera mirata in determinati orari ed essere concisi. Per fare ciò siamo facilitati dagli hashtag, cioè quelle parole che vengono precedute dal # (cancelletto) e che servono per indicizzare tutti i cinguettii relativi ad uno stesso argomento. Utilizzandoli, chi è interessato a determinati argomenti, cercherà gli hashtag più comuni di riferimento e troverà anche l’articolo che vogliamo condividere (se corredato di quell’hashtag).

FACEBOOK: Facebook è una piattaforma dove gli utenti sono tutti interconnessi sia per essere informati sugli ultimi fatti, sia per scambiare opinioni e fare un break mentre si sta lavorando. I post su facebook sono più argomentativi. E’ importante dare informazioni abbastanza dettagliate su ciò che si sta per pubblicare, ma al tempo stesso bisogna incuriosire il lettore. Le immagini sono molto importanti, perché attirano l’attenzione di chi sta leggendo. Il fatto di avere la possibilità di commentare “a vista”, aiuta l’interazione e anche nei commenti si possono inserire ulteriori informazioni che invoglino il lettore ad iniziare o continuare un’eventuale conversazione.

Se ciò a cui si punta è la diffusione di contenuti per immagini, possiamo usufruire di altri canali come Instagram e Pinterest.

INSTAGRAM: è una grande piazza dove ognuno condivide in maniera visuale le proprie idee. E’ importante scegliere il giusto soggetto da ritrarre e da condividere con gli altri igers (ndt: le persone che pubblicano su Instagram, anche detti Instagramers) ed accompagnarlo con una descrizione accattivante che invogli l’utente a “cuorare” (ndt: l’equivalente del “mi piace” di facebook) l’immagine o commentarla. Inoltre, è fondamentale utilizzare i giusti hashtag, perché anche qui – come accade per twitter – le foto vengono indicizzate in base alla parola che viene scelta per effettuare la ricerca delle immagini.

PINTEREST: Pinterest è un social network molto particolare, che permette di seguire le bacheche di immagini create da ogni utente. E’ un sistema molto semplice e snello mediante il quale si possono creare piccole (o grandi) collezioni di immagini suddivise per categorie o settori. Qui il termine da usare è “pin”, cioè la puntina che viene spesso utilizzata per fissare un pezzo di carta o un qualsiasi documento o foto su una bacheca (ndt: ricordate le bacheche in sughero nelle vostre scuole?). Ogni pin equivale ad un’immagine che viene inglobata nella propria bacheca. E’ possibile anche qui “cuorare” per mostrare gradimento verso le immagini postate dagli altri utenti.

Per avere un’idea degli orari ideali in cui diffondere i propri post, potete fare riferimento all’infografica qui sotto. Ho tradotto ed adattato alcuni dati che ho trovato girovagando per la rete. (NB: è la mia prima infografica, mi scuso con chi la troverà un po’ grezza, ma sto ancora sperimentando e sono stata già fortunata, perché c’è lo zampino di mia sorella, che mi ha dato una mano ad organizzare le idee. 🙂 )

 

Quando postare sui Social Media
Quando postare sui Social Media

Lasciatemi pure i vostri commenti se volete. Sarò felice di ascoltare suggerimenti, critiche e scambiare opinioni a proposito di social media e scrittura di post. Grazie! 🙂

#translatorsgonnatranslate
#perlediunatraduttrice
#keepgoing

[Repost] Social Media Has Ruined Grammar (And Other Elementary School Skills You No Longer Need) (by Andrea Greb)

Social Media Has Ruined Grammar (And Other Elementary School Skills You No Longer Need)

Andrea Greb

So in news that makes me embarrassed to be both an English speaker and a Twitter user, adorable Brazilian schoolchildren are correcting the grammar in celebrity tweets as a way of improving their own English skills.  Also, they’re ridiculously polite when they do this.  Celebrities, please take note and learn both grammar and manners.

While this is an awesome exercise in both learning about punctuation and proofreading for these students, it also raises some questions – if you can be a multimillionaire with no demonstrated command of the English language, are there other skills we’re being taught in elementary school that have been rendered obsolete by the digital age?

Spelling

So I’m going to date myself by saying this (I’m old, guys), but in my youth, word processing software didn’t have spellcheck.  If you didn’t know how to spell a word, you had to look it up in the dictionary, which is this giant book (a predecessor to dictionary.com) that listed all of the words.  I have gleaned from my friends who are teachers that spelling tests are still a thing, and I know spelling bees are alive and well, but there’s something about the fact that kids can just spellcheck their papers now instead of having to proofread for actual typos.  How long before they’re just dictating their essays to Siri?

Cursive

On the subject of writing, how relevant is penmanship anymore?  I have fond memories of that paper that had lines like a traffic light so you knew where to start and end your letters, and less fond memories of the hand cramps that followed writing an entire essay test in cursive.  I was relieved to learn that apparently most students are still learning cursive, presumably mostly so that they can establish a signature that will devolve into an illegible scrawl.  When more and more of our communication is just taking place on a screen and not even on paper, should we be learning cursive at all, or would time spent learning that be better used catching our math and science skills up to the rest of the world?

Arithmetic

Then again, who needs math skills when we’re all carrying around phones that function perfectly well as calculators?  I recently learned that a friend who’s my age (an age I promise isn’t 50) used to take an actual abacus to school.  I was actually impressed, and a little jealous that he knows how to use an abacus.  I can barely remember where my calculator is, and heaven help me if I ever have to actually use it.  97% of the math I do is done in Excel, and the other 3% is calculating tips, which I do in my head, but I’m pretty sure there’s an app for that.

Telling time

I have a friend who actually cannot tell time using a regular clock – she had the chicken pox when it was covered in school, cheated on the test, and subsequently never learned.  It seems like most clocks are digital these days; is there really value anymore in learning all this hour hand and minute hand nonsense?  Do people even wear watches to tell time anymore, or do kids just think they’re fun fashion accessories with numbers on them?

Making friends

One of the most important lessons of elementary school was learning how to interact with other kids – not fighting over toys, forming friendships based on your shared love of Anastasia Krupnik books, realizing that boys have cooties.  Here’s the thing, though.  Talking to other kids is hard, and scary.  So we can just skip that bit and be friends with people on the internet, based on some selfies and perceived shared interests.

Basically, what I’m suggesting is that we overhaul our whole elementary education system and focus on the skills these kids are going to need to be successful:  InstagramTumblr, and a willingness to humiliate themselves on reality television in exchange for money.  (Relax, Millenial-fearers, I’m kidding).  The point of technology isn’t to avoid using our brains, it’s just a shortcut to be used after we’ve learned the real skills behind it, so we can spend our time doing really important things like protesting t-shirts that are maybe mean to Taylor Swift.  That said, I do remember when things like “computers” and “typing” were elective classes, and not essential skills required to succeed, so I am curious to see what elementary school will look like by the time I have kids.

 Featured image via 

Cf. original: http://hellogiggles.com/social-media-has-ruined-grammar-and-other-elementary-school-skills-you-no-longer-need

[Repost] Why Distractions Are Actually Good (by Ilya Pozin)

Why Distractions Are Actually Good

written by  (shared on LinkedIn)

We all know distractions in the workplace are terrible…right? As it turns out, scientific research shows distraction might actually be good for decision making and creativity.

More broadly, the same distractions you worry are hurting your productivity might actually help you develop better leadership skills and form valuable connections with your coworkers.

Everyone has had a work day which started out humming along on track and ended up somehow off the rails. A chance encounter with a team member leads to an afternoon of troubleshooting a huge problem. When you get back to your desk, you might feel demoralized by the distraction — but the time you lost to a distraction might be offset by the valuable skills and mental rejuvenation you gain.

Here are just a few reasons workplace distractions are fruitful:

Distractions Can Make You a Better Leader

Meetings, emails, and problems to solve might seemingly take you away from the important work you think you should be doing. Being open and communicative with your coworkers, however, just might be the perfect way to develop the leadership skills you’ll need later in your career.

In a recent article on Harvard Business Review, author Douglas R. Conant referred to these human distractions as “touchpoints” throughout your business day. Instead of seeing these alterations to your work day as setting you back, look at them as opportunities to solve new problems, collaborate in new ways, and touch base with others on your team.

Your willingness and ability to lend a helping hand will make you stand out from the crowd and show off your leadership abilities in a collaborative environment. These human connections you make during moments of “distraction” can help you learn more about your company, your coworkers, and teach you how to lead effectively.

Distractions Can Make You More Creative

Have you ever noticed you get your best creative ideas in the weirdest places, like the shower or while taking a walk through the park? Sometimes, the harder we focus on trying to solve a problem, the more elusive the answer. When our brain is preoccupied with other stimuli, however, our minds are free to wander and make free associations.

This is the time when our brains can make the connections you were too focused to notice before. According to Harvard University Scientist Shelley H. Carson, distractions can force an “incubation period” where the brain continues to subconsciously work away on the problem.

This probably explains why our optimal productivity times are actually not our greatest moments for creative thinking. As our brains get tired and we get distracted, novel information has the ability to seep in and lead to your coveted “Aha!” moment.

In fact, a 2003 study of Carson’s found students with a weaker ability to filter out irrelevant stimuli and high IQs were more creative than their focused peers. Giving into distractions can work wonders to get your one-track mind off the rails and think up something truly outside-of-the-box.

Distractions Can Lead to Problem Solving

Conventional wisdom tells us distraction is a bad thing because the distracting influence, whether it be a phone call, email, or tweet, is taking our attention away from the work at hand. But what if our brain is still busy processing our original workload, even while distracted?

This is exactly what a research team from Carnegie Mellon University discovered when studying the effects of distraction on the brain. Using brain imaging, researchers found brain areas responsible for decision making were still lit up, even when the conscious mind was distracted with a more routine task. This means while you’re chatting with a coworker, answering an email, or helping troubleshoot a problem, your brain is still hard at work on the big project sitting on your desk.

This explains why after a distraction you can often return back to your workload with a renewed perspective, or why you just might stumble upon the solution to a big problem while working on something completely different. It also explains why research has found we’re more productive in vaguely distracting settings like a coffee shop. The ambient noise at your local Starbucks is just enough distraction to keep you on your toes and keep your brain working.

Distractions Can Help You Prioritize

Thanks to limited hours in the work day and limited brain power, you’ll need to learn to make decisions about what problems you expend your mental energy solving. This can help you focus on the most pressing issues, instead of letting the smaller concerns like your filling inbox or messy desk get in the way.

Few of us have time in the day to get everything crossed off our to-do lists, and distractions make this even more difficult to achieve. The silver lining, however, is that distractions help us hone our abilities to properly prioritize our tasks and take ownership over our own workflow.

Throughout the years, distractions have gotten a bum rap among workers trying to maximize productivity. Truthfully though, you need distractions to connect with coworkers, give your brain a reboot, and get creative. So don’t sigh sadly the next time a distraction keeps you from your pile of work, embrace the chance to make distractions work in your favor.

What do you think? How can you use distractions to be more effective on the job? Share in the comments!

Image courtesy of Rachel Titiriga; Flickr

About Ilya Pozin:

Founder of Open Me and Ciplex. Columnist for Inc, Forbes & LinkedIn. Gadget lover, investor, mentor, husband, father, and ’30 Under 30′ entrepreneur. Follow Ilya below to stay up-to-date with his articles and updates!