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I’M KIDDING (by The Rosetta Foundation)

How to say “I’m kidding” in many languages

IMJUSTKIDDING

Thanks to @TheRosettaFound

Treccani: Italianismi in inglese: una storia infinita?

ITALIANISMI IN INGLESE: UNA STORIA INFINITA?

di Giovanni Iamartino*

Stupore e pregiudizio

‚ÄúInglese italianato, diavolo incarnato!‚ÄĚ: ai molti insofferenti per la presenza, a proposito e a sproposito, di parole inglesi nell‚Äôitaliano di oggi, forse non dispiacer√† sapere che questo proverbio circolava tra i sudditi della regina Elisabetta Tudor ‚Äď siamo nel secondo Cinquecento ‚Äď per biasimare quei compatrioti che, non solo studiavano e facevano sfoggio della propria conoscenza della lingua italiana, ma si atteggiavano a imitatori del modello italiano nel comportamento e nella moda, nella letteratura e nella pittura, nelle pratiche commerciali e nell‚Äôarte di maneggiare la spada.
Si può quindi dire che, in un certo senso, questo proverbio riassuma in sé l’atteggiamento mentale che, non solo a quel tempo ma da allora in poi, ha caratterizzato il modo anglosassone di guardare all’Italia e alle cose italiane: ammirazione e disprezzo, accettazione e rifiuto, stupore e pregiudizio al tempo stesso.
Di tutto questo si trova ampia traccia ripercorrendo la storia dei rapporti anglo-italiani, che √® fatta di commerci, di libri, di viaggi e ‚Äď come non potrebbe essere diversamente? ‚Äď di parole. In quanto segue sfoglieremo insieme le pagine di un ideale dizionario di parole italiane che, nel corso dei secoli, sono entrate nella lingua inglese, arricchendone il lessico e le possibilit√† espressive. Il peso di questo dizionario non riuscir√† forse a raddrizzare quella bilancia che, sull‚Äôaltro piatto, ha il gran numero di anglicismi in italiano; tuttavia, ci renderemo conto di non essere solo debitori e che, in ogni contatto tra lingue diverse (cos√¨ come tra gli esseri umani) il dare si accompagna sempre al prendere, e viceversa.

Commerci in Lombard Street

Dare e prendere parole, dunque: un traffico, un commercio, che √® una metafora appropriata, visto che i primissimi prestiti lessicali italiani nella lingua inglese sono d‚Äôambito economico e finanziario: innanzitutto,¬†LOMBARD¬†oLOMBART, che viene usato nel Trecento in inglese con il generico significato di ‚Äėcommerciante‚Äô (e ancora oggi c‚Äô√® a Londra una Lombard Street); ma poi anche¬†DUCAT, con riferimento a quel primo¬†ducato¬†d‚Äôoro voluto nel 1284 dal doge veneziano Giovanni Dandolo, moneta tanto nota e pregiata che il massimo poeta dell‚ÄôInghilterra medievale, Geoffrey Chaucer, pu√≤ magnificare la Casa della Fama del suo omonimo poema affermando che essa √® tutta rivestita d‚Äôoro ‚ÄúAs fyn as ducat in Venyse‚ÄĚ. E sempre Chaucer, funzionario di corte prima che eccelso poeta, trova nelle sue missioni commerciali e diplomatiche in Italia l‚Äôoccasione per leggere le opere di Dante, Petrarca e Boccaccio e per proporre nelle proprie composizioni poetiche degli italianismi, come ad esempio ‚ÄúPOEPLISSH¬†appetit‚ÄĚ che riproduce ‚Äúappetito popolesco‚ÄĚ dal¬†Filostrato¬†di Boccaccio. Se questo prestito non sopravvive in inglese, resteranno altri termini economici e commerciali, che vi entrano in quest‚Äôepoca dall‚Äôitaliano anche se vengono attestati pi√Ļ tardi, e spesso attraverso la mediazione del francese: √® il caso di¬†BANK,¬†BANKRUPT,¬†CASH, e¬†RISK¬†che risalgono, in ultima istanza, all‚Äôitaliano¬†banca¬†o¬†banco,¬†bancarotta,¬†cassa¬†e¬†rischio.

Un Rinascimento da restare di stucco 

Come si diceva all‚Äôinizio, la situazione muta radicalmente ‚Äď per quantit√† e qualit√† degli italianismi in inglese ‚Äď passando dal medioevo all‚Äôepoca moderna quando, nella seconda met√† del Cinquecento, il Rinascimento italiano raggiunge l‚ÄôInghilterra. Attraverso lo studio della lingua italiana i gentiluomini e i cortigiani inglesi intendono accostare una civilt√† superiore e realizzare l‚Äôideale di perfezione dell‚Äôuomo rinascimentale, cosicch√© l‚Äôinflusso linguistico √® strettamente connesso a quello letterario e culturale, ed √® facile esemplificare la presenza in inglese di italianismi negli ambiti dove l‚ÄôItalia rinascimentale costituisce modello di eccellenza:

  • dal campo delle arti figurative e dell‚Äôarchitettura,¬†GESSO,¬†STUCCO,¬†CUPOLA,¬†DUOMO,¬†BELVEDERE¬†e¬†PIAZZA;
  • dal campo della poesia, del canto e della musica,¬†CANTO,¬†MADRIGAL,¬†SONETTO,¬†STANZA,¬†DUO¬†e¬†VIOLIN;
  • dal mondo dell‚Äôattivit√† militare e delle fortificazioni,¬†IMBOSCATA¬†e¬†TO¬†IMBOSK,¬†ARSENAL¬†e¬†RIPARE;
  • dalle scienze della matematica e della geometria,¬†ALGEBRA,¬†SQUADRANT¬†e¬†SQUADRATURE;
  • dall‚Äôambito del commercio e della finanza,¬†BAZAAR,¬†TO SALD¬†(da¬†saldare),¬†TARIFF¬†e¬†TO INVEST.

Insomma, viene da dire che questi tecnicismi sono il lontano contraltare degli anglicismi dell‚Äôinformatica e della finanza di cui oggi si riempiono la bocca molti dei nostri manager: costoro, forse, sarebbero un po‚Äô pi√Ļ discreti e attenti all‚Äôuso della lingua italiana se sapessero che¬†MANAGER¬†√® derivato da¬†MANAGE, che √® poi l‚Äôitaliano cinquecentesco¬†maneggio¬†e¬†maneggiare, cio√® trattare e ammaestrare i cavalli! E poi, a differenza della situazione odierna, sono presenti e importanti nell‚Äôinglese rinascimentale molti italianismi che riflettono l‚Äôarticolarsi dei rapporti sociali e le realt√† personali, e dunque sono segno di un influsso culturale pi√Ļ sottile e profondo: troviamo cos√¨ parole che alludono alle gerarchie sociali (MAGNIFICO;¬†MADONNA), a comportamenti positivi o pi√Ļ spesso negativi (BANDIT;¬†BRAVO;¬†BORDELLO), a caratteristiche psicologiche o comportamentali (PEDANTE), a sentimenti ed emozioni personali (INAMORATO;¬†DISTASTE, calco da¬†disgusto), all‚Äôaspetto e alla condizione fisica dell‚Äôuomo (MUSTACHIO, da¬†mostaccio, ‚Äėbaffo‚Äô;¬†LAZARETTO). Non mancano poi richiami all‚Äôambito della moda (MILLINER, da¬†Milano / milanese, a indicare un venditore di articoli d‚Äôabbigliamento di provenienza milanese), del cibo e della cucina (ARTICHOKE, da¬†articiocco, ‚Äėcarciofo‚Äô;¬†MACARONI, da¬†maccaroni / maccheroni) e, infine, del mondo naturale (ARCHIPELAGO, da¬†arcipelago;¬†TARANTULA).

La forza d’inerzia nel Seicento

Sebbene la varietà di questi (e molti altri) esempi documentino l’ampiezza dell’influsso italiano a cavallo tra XVI e XVII secolo, proprio in questi anni inizia a manifestarsi un desiderio di emancipazione da tale modello, anche per il coevo rafforzamento dell’identità politico-culturale dell’Inghilterra. Altri motivi, poi, portano il mondo inglese a voltare le spalle all’Italia: Carlo I Stuart (1625-1649) sposa una principessa francese, stringendo dei contatti dinastici e personali che si sarebbero rafforzati durante gli anni dell’esilio francese di Carlo II sino a fare della Francia, dalla Restaurazione degli Stuart in poi, il nuovo modello di ogni perfezione; l’intermezzo puritano del Commonwealth (1649-1660) non poteva certo guardare con favore l’Italia, aborrito centro focale del cattolicesimo e culla dell’immorale machiavellismo; infine, l’Italia del Seicento sperimenta un’oggettiva decadenza politica, sociale e culturale.
In tali condizioni sociopolitiche, lo studio della lingua italiana pu√≤ sopravvivere solo in due casi: o come fatto isolato ed eccezionale, ed √® quello del poeta John Milton; o se ne viene ridimensionata l‚Äôimportanza culturale, come dimostra il fatto che l‚Äôitaliano non √® pi√Ļ la lingua dei cortigiani, ma diventa quella dei mercanti, o meglio di quei mercanti che, commerciando con il Vicino e il Medio Oriente, utilizzavano l‚Äôitaliano come lingua franca per i propri traffici.
Pertanto, √® a prima vista sorprendente che, nel corso del Seicento, entrino in inglese non pochi prestiti italiani; rispetto al Cinquecento, in alcuni ambiti ‚Äď ad esempio la botanica e le scienze naturali, la matematica e la geometria, le fortificazioni ‚Äď l‚Äôintroduzione di italianismi diminuisce un poco, ma in altri si mantiene e in taluni casi addirittura aumenta:

  • non si interrompe il flusso di prestiti relativi alle armi:¬†PISTOLETTO,¬†STILETTO,¬†CAPITANO;
  • si ritrovano parole che definiscono comportamenti e atteggiamenti:¬†AMOROSO,¬†BECCO,¬†CANAGLIA,¬†CAPRICCIO,ESTRO,¬†FURIOSO,¬†GENIO,¬†INCOGNITO,¬†RUFFIANO,¬†VOLPONE; non mancano interiezioni quali¬†CATSO!¬†(dacazzo) o¬†CRIMINE!;
  • dal mondo naturale:¬†BERGAMOT,¬†GRANITO,¬†GROTTO,¬†LIBECCIO,¬†SCIROCCO¬†e¬†VOLCANO;
  • pi√Ļ numerosi di quelli cinquecenteschi sono i termini tecnici relativi all‚Äôarchitettura e alle arti figurative, anche per l‚Äôinflusso di Inigo Jones (1573-1652) e di altri architetti inglesi che si ispirano al Palladio:¬†GUGLIO,¬†OVOLO,PILASTREL,¬†ANTICAMERA,¬†BALCONY,¬†CAMPANILE,¬†PALAZZO,¬†PORTICO,¬†STANZA,¬†VILLA;¬†BUSTO,CHIAROSCURO,¬†INTAGLIO,¬†MEZZOTINT,¬†MINIATURE,¬†MORBIDEZZA,¬†PIETA‚Äô,¬†PROFILE,¬†PUTTO,¬†SCHIZZO;
  • rispetto al Cinquecento, pi√Ļ scarsi i prestiti d‚Äôambito letterario, pi√Ļ numerosi quelli musicali:¬†BURRATINE¬†(daburattino),¬†ENTRATA,¬†LITERATI¬†e¬†LETTERATO,¬†PUNCHINELLO,¬†ROMANZA,¬†ROMANZO;¬†ALLEGRO,¬†BARITONE,CANTO,¬†CAPRICCIO,¬†LARGO,¬†PIANO,¬†PRESTO,¬†RECITATIVE,¬†RITORNELLO,¬†SONATA,¬†TRILL,¬†VIOLINIST,VIVACE;
  • in aumento pure i prestiti relativi al commercio e alla finanza:¬†CAMBIO,¬†TO DISCOUNT¬†(da¬†discontare, scontare),ENTRATE,¬†MONTE DI PIETA‚Äô,¬†PREMIO¬†(cio√® ‚Äėpremio di assicurazione‚Äô),¬†LIRA,¬†PAOLO,¬†SCUDO;
  • pi√Ļ ricca di prestiti dall‚Äôitaliano √® anche la tavola seicentesca dove, per bevande e cibi, troviamo nomi di vini qualiGRECO,¬†LIATICO, oltre a¬†BRENDICE¬†(da¬†brindesi,¬†brindisi), e nomi di cibi o piatti quali¬†BROCCOLI,¬†FRITTADO¬†(dafrittata),¬†MORTADELLA,¬†PASTA,¬†POLENTA,¬†VERMICELLI;
  • pure in aumento, infine, sono i prestiti relativi alla politica e alle controversie religiose:¬†BULLETIN,¬†CONSULTO,GIUNTA,¬†INTRIGO,¬†MANIFESTO,¬†PAPESS,¬†QUIETISM¬†e¬†QUIETIST,¬†RISGO(E)¬†(da¬†risigo¬†o¬†risico, ‚Äėrischio‚Äô),SBIRRO,¬†SCALDABANCO¬†(‚Äėpredicatore focoso‚Äô),¬†SPIRITATO¬†(‚Äėmosso da eccessivo zelo religioso‚Äô).

Molti di questi italianismi sono oggi arcaici od obsoleti, ma conta il peso della loro incidenza nel periodo considerato; se √® poi vero che nel corso del Seicento gli inglesi vedono nella Francia e non pi√Ļ nell‚ÄôItalia un modello culturale degno d‚Äôessere imitato, √® altrettanto vero che la lingua francese fa in questo secolo da tramite per l‚Äôintroduzione in inglese di prestiti italiani: ad esempio,¬†TO ATTACK,¬†BAGATELLE,¬†BARRACK,¬†CARTOON,¬†CHARLATAN,¬†GAZETTE,MUSKETOON,¬†RISK,¬†SPINET,¬†VALISE¬†e¬†VEDETTE; infine, l‚Äôaccoglimento seicentesco di italianismi, nonostante il superamento e per certi versi il rifiuto inglese dell‚Äôesperienza rinascimentale, ci dimostra che la corrente dell‚Äôinflusso italiano avanza ancora per forza d‚Äôinerzia nonostante le nuove scelte politiche e culturali operate in Inghilterra.

Dal concerto grosso alla zampogna

Questa corrente si esaurisce definitivamente nel Settecento, quando gli inglesi sono ormai consapevoli di avere acquisito una sicura indipendenza culturale dai modelli stranieri, sia quello italiano sia quello francese. Tale indipendenza si traduce, nei confronti del mondo italiano, in atteggiamenti via via diversi: a un iniziale, totale rifiuto, come se gli inglesi si vergognassero di avere un tempo preso l‚ÄôItalia a modello, segue una maggiore attenzione perch√© si cerca ‚Äď come fanno i viaggiatori inglesi del¬†Grand Tour¬†‚Äď di vedere nelle rovine del presente le vestigia di un passato glorioso; infine, si sviluppa un rinnovato, seppure limitato apprezzamento, per l‚Äôopera in musica italiana e per il pittoresco dei paesaggi di artisti italiani quali Salvator Rosa. Musica e arte, dunque, molto meno lingua e letteratura; non sorprender√† pertanto il fatto che nel Settecento l‚Äôinglese accoglie un numero di italianismi nettamente inferiore rispetto ai secoli precedenti:

  • sono, ovviamente, in controtendenza ‚Äď soprattutto nella prima met√† del secolo ‚Äď i termini relativi alla musica e al canto:¬†ADAGIO,¬†ALLEGRETTO,¬†ANDANTE,¬†ARIA,¬†BALLATA,¬†CASTRATO,¬†CONCERTO GROSSO,CONTRAPUNTIST,¬†CRESCENDO,¬†DUET,¬†FAGOTTO,¬†FALSETTO,¬†FANTASIA,¬†FORTE,¬†FORTE-PIANO,FORTISSIMO,¬†LIBRETTO,¬†MEZZO-SOPRANO,¬†OPERETTA,¬†PIANISSIMO,¬†PRIMA DONNA,¬†SERENATA,SINFONIA,¬†SOLFEGGIO,¬†SOPRANO,¬†STACCATO,¬†TENORE,¬†TERZETTO,¬†TOCCATA,¬†TUTTI,¬†VIOLA,VIOLONCELLO,¬†ZAMPOGNA¬†e¬†ZUFOLO;
  • resistono i prestiti relativi all‚Äôarchitettura e alle arti figurative:¬†LOGGIA,¬†TERRENO¬†(da¬†(pian)terreno),¬†TONDINO,STACCATURE¬†(da¬†stuccatura);¬†ALFRESCO,¬†BAMBINO,¬†CINQUECENTO,¬†CONTORNO,¬†GUAZZO,¬†TO IMPASTE,IMPASTO,¬†PASTICCIO,¬†PORTFOLIO,¬†RITRATTO,¬†SMALTO¬†e¬†TORSO;
  • si ritrovano alcuni prestiti che definiscono atteggiamenti o comportamenti personali e sociali, quali¬†BRIO,CICISBEO,¬†CONVERSAZIONE,¬†CON AMORE,¬†IMBROGLIO,¬†LAZZARONE,¬†SOTTO VOCE¬†e¬†VILLEGGIATURA;
  • dagli ambiti della geologia e della zoologia provengono¬†BRECCIA,¬†LAVA,¬†SOLFATARA,¬†TERRA SIENNA¬†(da¬†terra di Siena),¬†TUFA¬†(da¬†tufa,¬†tufo), e¬†VULCANIC;
  • come in ogni epoca non mancano prestiti riferiti a cibi e bevande:¬†FINOCHIO¬†(da¬†finocchio),¬†MARASCHINO,MINESTRA,¬†SEMOLINA¬†(da¬†semolino) e¬†STAFATA¬†(da¬†stufato).

In relazione al secolo diciottesimo, dunque, i dati linguistici a nostra disposizione confermano i dati storico-culturali: i prestiti lessicali dall‚Äôitaliano non servono pi√Ļ a ridurre lo svantaggio linguistico e culturale dell‚ÄôInghilterra rispetto alle altre principali nazioni dell‚ÄôEuropa continentale; essi dimostrano piuttosto la capacit√† britannica di accogliere particolari, e universalmente condivisi, stimoli culturali (come nel caso del terminologia musicale e operistica) o fanno parte del normale ed equilibrato interscambio tra diverse comunit√†.

L’Ottocento in accelerando

E nell‚ÄôOttocento? Ugo Foscolo, rifugiatosi a Londra, scrive a proposito dell‚Äôitaliano in Inghilterra che ‚ÄúMoltissimi lo studiano, pochi lo imparano, tutti affettano o presumono di saperlo; ma i librai assicurano che appena d‚Äôun libro italiano, anche classico, si vendono cinquanta copie in tre anni; e di un libro inglese, di qualche nome, se ne vendono cinque e spesso seimila copie in due o tre settimane‚ÄĚ. L‚Äôinteresse per la letteratura italiana √® cosa elitaria, dei poeti romantici e vittoriani, e non pu√≤ portare a un reale influsso interlinguistico; pi√Ļ superficiale ma per questo ‚Äď paradossalmente ‚Äď pi√Ļ efficace l‚Äôinteresse degli inglesi che si appassionano all‚Äôitaliano per accostare i testi operistici, o per orientarsi almeno un poco durante i viaggi e i soggiorni in Italia che tornano a essere frequenti dopo il crollo dell‚Äôimpero napoleonico. Sta di fatto che gli italianismi accolti dalla lingua inglese nell‚ÄôOttocento sono moltissimi:

  • addirittura aumentano, rispetto al Settecento, i prestiti relativi alla musica e al canto:¬†ACCELERANDO,¬†AGITATO,¬†A CAPPELLA,¬†ANDANTINO,¬†BASSET-HORN¬†(a rendere¬†corno di bassetto),¬†BATTUTA,¬†BEL CANTO,¬†CADENZA,CANTATRICE,¬†CAVATINA,¬†CEMBALO,¬†CONCERTINO,CORNETTO,¬†CORNO,¬†DIVA,¬†DUETTINO,¬†FLAUTIST,FLAUTATO,¬†FUGATO,¬†FURIOSO,¬†LAMENTOSO,¬†LEGATO,¬†MARCATO, MARTELLATO,¬†MOSSO,¬†MUSICO,¬†OBOE D‚ÄôAMORE,¬†OBOE DA CACCIA,¬†OCARINA,¬†ORGANETTO,¬†PIANIST,¬†PIZZICATO,¬†RALLENTANDO,¬†ROMANZA,SCHERZO,¬†SESTET,¬†SFORZANDO,¬†SFORZATO,¬†SMORZANDO,¬†SMORZATO,¬†VIBRATO,¬†VIOLA DA BRACCIO,VILLOTTA;
  • ancora numerosi i prestiti d‚Äôambito artistico e architettonico:¬†ABBOZZO,¬†AMORINO,¬†BAROCCO,¬†CORTILE,GRADINO,¬†GRAFFITO,¬†INTARSIA,¬†INTONACO,¬†LUNETTA,¬†MANDORLA,¬†REPLICA,¬†SCENARIO,¬†SCUOLA,SEICENTISMO,¬†SEICENTIST,¬†SFUMATO,¬†STUDIO,¬†TEMPERA,¬†TEMPIETTO,¬†TENEBROSO,¬†TERRIBILITA‚Äô,TONDO,¬†TRECENTO;
  • in aumento quelli relativi a cibi e bevande:¬†AGRODOLCE,¬†CANNELLONI,¬†GNOCCHI,¬†GRISSINO,¬†LASAGNE,MARASCA,¬†RAVIOLI,¬†RICOTTA,¬†RISOTTO,¬†SALAMI,¬†SEMOLA,¬†SEMOLETTA,¬†SPAGHETTI,¬†STRACCHINO,TAGLIATELLE,¬†ZABAGLIONE,¬†ZUCCA;¬†ALEATICO,¬†CHIANTI,¬†GRAPPA,¬†GRIGNOLINO,¬†MALVASIA,¬†ROSOLIO,VERNACCIA;
  • descrivono la realt√† geofisica e naturale dell‚ÄôItalia¬†BECCACCIA,¬†BOCCA¬†(di vulcano),¬†BORA,¬†FATA MORGANA,FIUMARA,¬†LAPILLO,¬†MACIGNO,¬†MAREMMA,¬†OVER-MOUNTS¬†(da¬†oltramonti),¬†RIVA,¬†TERRA ROSSA,VOLCANELLO;
  • descrivono azioni, condizioni o atteggiamenti umani¬†JETTATURA,¬†MAESTRIA,¬†MATTOID,¬†REFASHIONMENT(modellato su¬†rifacimento),¬†SIMPATICO,¬†VENDETTA;
  • fanno riferimento alla situazione politica, sociale o religiosa dell‚ÄôItalia ottocentesca¬†BERSAGLIERE,¬†CARABINIERE,CARBONARI,¬†IMBROGLIO,¬†IRRENDENTIST,¬†MAFIA¬†e¬†MAFIOSO,¬†MUNICIPIO,¬†QUIRINAL,¬†RISORGIMENTO,SANFEDIST,¬†SINDACO,¬†TRIPLICE;¬†ABBATE,¬†CAPPA,¬†MANTELLETTA,¬†TRIDUO,¬†ZUCCHETTO;
  • e non mancano, infine, alcuni prestiti relativi ad ambiti minori quali la poesia (STORNELLO,¬†TERZINA), la festa (CONFETTI,¬†DOLCE FAR NIENTE), gli oggetti d‚Äôuso quotidiano (CREDENZA,¬†FIASCO,¬†PADELLA), le persone (COMMENDATORE,¬†CONTESSA,¬†DONZELLA,¬†RAGAZZO).

Molti italianismi, dunque, e riconducibili a parecchi ambiti diversi: non certo la letteratura, che non √® pi√Ļ il canale privilegiato per la trasmissione di prestiti italiani in inglese, ma ancora una presenza sostanziosa e significativa di italianismi nei consueti ambiti della musica, del canto, dell‚Äôarte e dell‚Äôarchitettura, dei cibi e delle bevande; non √® pi√Ļ, invece, degno di nota l‚Äôaccoglimento di prestiti relativi ai commerci e alla finanza. I molti prestiti descrivono realt√† caratteristiche del mondo italiano, relative sia all‚Äôambiente naturale sia alle istituzioni sociopolitiche, e sembrano essere introdotti in inglese per convogliarvi un certo ‚Äėcolore locale‚Äô italiano, il pi√Ļ delle volte legato a una visione stereotipata e semplificata della realt√† italiana.

Un’abbuffata di mozzarella cheese

Passando dall’Ottocento al secolo appena concluso, è innanzitutto evidente che la dinamica dei rapporti anglo-italiani è condizionata dal moltiplicarsi delle occasioni e delle modalità di contatto: i commerci e le relazioni internazionali, i viaggi di piacere e i flussi migratori, i mezzi di trasporto e quelli di comunicazione di massa favoriscono indubbiamente gli scambi linguistici, letterari e culturali; va però valutato caso per caso se tali contatti si possono tradurre in reali opportunità d’influsso interlinguistico. Così, sebbene l’italiano degli emigranti e quello insegnato nelle scuole dei paesi anglofoni abbiano costituito, nel corso del Novecento, un’occasione di contatto interlinguistico per centinaia di migliaia di parlanti, è legittimo ritenere che un effettivo influsso dell’italiano sull’inglese britannico e americano del XX secolo si sia esercitato soprattutto per altre vie, come dimostra la seguente elencazione di italianismi:

  • musica, canto e ballo:¬†CODA,¬†LAMENTO,¬†SINFONIA CONCERTANTE,¬†SINFONIETTA,¬†SOPRANINO,¬†SPINTO,STAGIONE¬†(spesso¬†STAGIONE LIRICA),¬†STILE ANTICO,¬†STILE CONCITATO;
  • arte e architettura:¬†BOTTEGA,¬†BOZZETTO,¬†FUTURISM,¬†GIOCONDA,¬†MODELLO,¬†PALIOTTO,¬†PENTIMENTO,RICORDO,¬†SEICENTO,¬†SETTECENTO,¬†STUDIOLO,¬†VEDUTA,¬†VEDUTISTA,¬†VERISMO;¬†PIANO NOBILE,¬†SALONE,SALOTTO,¬†SOTTOPORTICO,¬†TRAVATED¬†(da¬†travata),¬†TRULLO;
  • realt√† geofisica e naturale:¬†MAESTRALE,¬†PONENTE¬†(o¬†PONENTE WIND),¬†SALITA,¬†SPINONE;
  • terminologia tecnico-scientifica:¬†CHROMOCENTRE¬†(da¬†cromocentro),¬†EQUICONTINUOUS¬†(da¬†egualmente continuo),¬†FANGO¬†e¬†FANGOTHERAPY,¬†FAVISM,¬†GIORGI¬†(o¬†GIORGI SYSTEM),¬†HOLOGENESIS,¬†ISOTACTIC,OLIGOPOD,¬†ORTICANT,¬†RICCI¬†(o¬†RICCI TENSOR),¬†ROSASITE,¬†SECCHI¬†(o¬†SECCHI‚ÄôS DISC),¬†UREOTELIC, YOTTA(dal prefisso¬†y-¬†anteposto all‚Äôital.¬†otto, col significato di ‚Äė10/24‚Äô);
  • terminologia tecnico-industriale:¬†FERRO-CEMENT,¬†IMPASTO,¬†PUNTA,¬†TERITAL,¬†TERRAZZO;
  • religione:¬†AGGIORNAMENTO,¬†PAPABILE,¬†QUARESIMAL,¬†ROMANITA‚Äô;
  • economia e politica:¬†BABY PENSIONS¬†(calco di¬†pensioni baby),¬†BLACK JOB¬†(calco di¬†lavoro nero),¬†BLACKSHIRT(calco di¬†camicia nera),¬†BOSSISMO,¬†DESISTENZA,¬†(IL)¬†DUCE,¬†EUROTAX¬†o¬†TAX FOR EUROPE¬†(da¬†Eurotassa),FASCI,¬†FASCISM,¬†GIOVANI IMPRENDITORI,¬†GOVERNISSIMO,¬†GOVERNTMENT OF NATIONAL UNIT,GREENSHIRTS¬†(calco di¬†CAMICIE VERDI),¬†HISTORIC COMPROMISE¬†(da¬†compromesso storico),LOTTIZZAZIONE,¬†MANI PULITE/SPORCHE¬†¬†o i calchi¬†CLEAN/DIRTY HANDS,¬†NORD-NAZIONE,¬†PADANIA¬†ePADANIANS,¬†PADRONI,¬†PARTITOCRAZIA,¬†POTERI FORTI,¬†RED BRIGADES¬†(da¬†Brigate Rosse),¬†SACRO EGOISMO,¬†SALOTTO BUONO,¬†SCALA MOBILE,¬†SQUADRA,¬†SQUADRIST,¬†TANGENTI,¬†TANGENTOPOLI¬†o i calchiBRIBE CITY,¬†BRIBESVILLE¬†e¬†KICKBACK CITY,¬†TRASFORMISMO, WHITE SEMESTER¬†(da¬†semestre bianco),UOMO DELLA PROVVIDENZA;
  • societ√†:¬†AGRITURISMO,¬†ANIMALISTA,¬†ANTI-MAFIA,¬†BIENNALE,¬†CAPO¬†(o¬†CAPO MAFIOSO),¬†CAPO DEI CAPI¬†o il calco¬†BOSS OF BOSSES,¬†CADAVERI ECCELLENTI,¬†CLOSED HOUSES¬†(da¬†case chiuse),¬†COSA NOSTRA¬†o¬†OUR THING,¬†CRAVATTARI,¬†DOLCE VITA,¬†DON,¬†FERRAGOSTO,¬†GOOMBAH¬†(corruzione gergale di¬†compare¬†che assume il significato di ‚Äėmafioso‚Äô),¬†MAFIAIST¬†e¬†MAFIAISM¬†(costruiti sull‚Äôital.¬†mafia)e i composti¬†MAFIA-BUSTING,¬†MAFIA-FIGHTERS,¬†MAFIA-LINKED,¬†MAFIA-RIDDEN¬†e¬†MAFIA-STYLE,¬†MAXI TRIAL¬†(da¬†maxi processo),¬†MEN OF HONOUR¬†(da¬†uomini d‚Äôonore),¬†OMERTA‚Äô,¬†PAPARAZZO,¬†PASSEGGIATA,¬†PASTICCERIA,¬†PENSIONE,¬†PIZZERIA,PRINCIPE,¬†REPENTED¬†(da¬†(mafioso) pentito),¬†RISTORANTE,¬†SACRA CORONA UNITA,¬†SCUGNIZZO,SETTIMANALI ROSA,¬†SOVRINTENDENZA,¬†TIFOSI,¬†TOMBAROLO,¬†VENTETTIST;
  • ruoli, comportamenti e atteggiamenti individuali e sociali:¬†BIMBO,¬†FURORE,¬†JETTATORE,¬†MAMMISMO,¬†NOIA,NUMERO UNO,¬†VITA NUOVA,¬†VITELLONI;
  • cibi e bevande:¬†ABBACCHIO,¬†AGNOLOTTI,¬†AL DENTE,¬†ANTIPASTO,¬†ARAGULA¬†(nome dialettale per¬†RUCOLA),BEL PAESE,¬†BRUSCHETTA,¬†CACIUCCO,¬†CALABRESE,¬†CALAMARI,¬†CALZONE,¬†CANNOLI,¬†CAPRETTO,¬†CARBONE DOLCE,¬†CARPACCIO,¬†CASSATA,¬†CIABATTA,¬†CORNETTO,¬†COSTATA ALLA FIORENTINA,¬†CROSTINI,FETTUCCINE,¬†FRITTATA,¬†FRITTO DI MARE¬†o¬†FRITTO MISTO,¬†FRITTURA,¬†FUSILLI,¬†GUANCIALE,¬†LINGUINE,MACEDONIA DI FRUTTA,¬†MANICOTTI,¬†MARINARA¬†(da¬†alla marinara),¬†MASCARPONE¬†o¬†MASCHERPONE,MOZZARELLA¬†(o¬†MOZZARELLA¬†CHEESE),¬†MOZZARELLA¬†IN CARROZZA,¬†OSSO BUCO,¬†PANCETTA,¬†PANETTONE,PANFORTE,¬†PARMIGIANO,¬†PECORINO,¬†PENNE,¬†PESTO,¬†PEPPERONI¬†(o¬†PEPERONI),¬†PINZIMONIO,¬†PIZZA,PORCHETTA,¬†PROSCIUTTO¬†(o¬†PROSCIUTTO¬†HAM),¬†PROVOLONE,¬†RADICCHIO,¬†RIGATONI,¬†ROMANO¬†(oROMANO CHEESE),¬†SALTIMBOCCA,¬†SANGUINACCIO,¬†SCALLOPINI¬†(o¬†SCALOPPINE),¬†SCAMPI,¬†SCUNGILLE(dall‚Äôitaliano dialettale¬†scunciglio),¬†SPAGHETTI ALL‚ÄôAMATRICIANA¬†e¬†ALLA CARBONARA,¬†SPAGHETTINI,SPUMONI¬†(da¬†spumone),¬†STELLINE,¬†STRACCIATELLA,¬†TALEGGIO,¬†TIRAMISU,¬†TORTELLINI,¬†VITELLO TONNATO,¬†ZABAGLIONE,¬†ZEPPOLE,¬†ZITONI,¬†ZUCCHINI,¬†ZUPPA, ZUPPA INGLESE¬†e l‚ÄôespressioneMMEDITERRANEAN DIET;¬†AMARETTO,¬†BERBERA,¬†BAROLO,¬†CAPPUCCINO,¬†DOLCETTO D‚ÄôALBA,¬†ESPRESSO,FRASCATI,¬†LAMBRUSCO,¬†LUNGO¬†e¬†MACCHIATO¬†(riferiti al caff√®),¬†MOSCATO,¬†NEGRONI,¬†PROSECCO,¬†PUNT E MES,¬†RICCADONNA,¬†SAMBUCA,¬†SASSELLA,¬†SOAVE,¬†SPUMANTE,¬†STREGA,¬†VERDICCHIO,¬†VIN SANTO,¬†VINO DA TAVOLA¬†e il calco¬†DENOMINATION OF PROTECTED ORIGIN;
  • casi vari:¬†ARRIVEDERCI,¬†AUTOSTRADA,¬†AZZURRI,¬†BALLERINA¬†(o¬†BALLERINA¬†SHOE),¬†CANTINA,¬†CIAO,FATTORIA,¬†FRECCE TRICOLORI,¬†GALLERIA¬†(nel senso di ‚Äėgalleria di negozi‚Äô),¬†GROSSO MODO,¬†LIBERO¬†(tecnicismo del calcio),¬†MANCIA,¬†MEZZOGIORNO,¬†MILLE MIGLIA,¬†PICCOLO,¬†PINOCCHIO,¬†RIONE,¬†SALUMERIA,SCOPA,¬†SCUDETTO,¬†SCUOLA MEDIA,¬†SCUSI,¬†(LA) SERENISSIMA,¬†SPAGHETTI WESTERN,¬†SPREZZATURA,STRAMBOTTO,¬†SUFFIXOID¬†(da¬†suffissoide),¬†TELEFONINO,¬†VESPA.

Come si evince dall‚Äôesame di questi prestiti, la lingua inglese del XX secolo continua ad assumere dall‚Äôitaliano un buon numero di termini musicali, artistici e tecnico-scientifici, oltre a parole relative a vari campi della realt√† sociale e individuale. Meritano qualche osservazione particolare i prestiti tratti dagli ambiti dell‚Äôeconomia, della politica, della societ√† e della cucina che, sebbene non manchino nei secoli precedenti, mostrano nel Novecento caratteristiche particolari: un certo numero di parole vengono accolte in inglese perch√© servono a definire con precisione aspetti del pi√Ļ o meno recente passato italiano (come¬†DUCE,¬†FASCISM¬†o¬†LA SERENISSIMA); altri termini indicano realt√† tipicamente italiane, spesso negative (BLACK JOB,¬†COSA NOSTRA,¬†CRAVATTARI,LOTTIZZAZIONE,¬†MAMMISMO,¬†MANI PULITE,¬†TANGENTOPOLI,¬†TOMBAROLO), meno frequentemente positive o non connotate (ANIMALISTA,¬†FERRAGOSTO,¬†WHITE SEMESTER); abbondano nelle aree lessicali dell‚Äôeconomia e della politica i¬†casuals, d‚Äôuso primariamente giornalistico, legati a fatti d‚Äôimportanza solo contingente e con ben scarse probabilit√† di attestarsi definitivamente nella lingua inglese (come¬†DESISTENZA,¬†NORD-NAZIONE¬†oUOMO DELLA PROVVIDENZA); i prestiti relativi a cibi e bevande ‚Äď esportati dagli emigranti italiani, importati dai turisti e viaggiatori angloamericani o frutto della comunicazione pubblicitaria internazionale ‚Äď sembrano essere i soli a non suscitare riserve o codificare stereotipi; al contrario, con la loro ricchezza e variet√† (di alimenti, piatti e modalit√† di preparazione) indicano un campo in cui i prodotti italiani non temono rivali, come dimostra anche la grande diffusione, e spesso il declassamento a nomi comuni, di nomi commerciali quali¬†PUNT E MES,¬†RICCADONNA¬†oNEGRONI.

Novecento: una dieta stretta

Cos√¨, dall‚Äôanalisi di questi prestiti italiani nell‚Äôinglese novecentesco si pu√≤ concludere che, con l‚Äôeccezione dell‚Äôambito della ristorazione (quella raffinata praticata da cuochi italiani di grande nome tanto quanto quella pi√Ļ rustica, ma altrettanto alla moda, delle specialit√† regionali), non c‚Äô√® reale incidenza lessicale dell‚Äôitaliano nemmeno in quei settori ‚Äď il design e l‚Äôarchitettura, la moda e il ‚Äėmade in Italy‚Äô, il cinema d‚Äôautore, il turismo culturale ‚Äď in cui oggigiorno l‚ÄôItalia primeggia a livello internazionale, di certo perch√© in tali realt√† industriali la lingua d‚Äôuso √® comunque l‚Äôinglese.
L‚Äôinglese oggi √® la lingua che esprime l‚Äôideologia e la cultura dominanti (o almeno quelle con la voce pi√Ļ potente), come l‚Äôitaliano nel Rinascimento; l‚Äôinglese oggi √® la lingua della comunicazione internazionale, come l‚Äôitaliano seicentesco lingua franca nel Mediterraneo. A ciascuno di noi decidere se tale confronto storico pu√≤ essere fonte di tranquillit√† o di preoccupazione per il presente e il futuro dei rapporti linguistici, letterari e culturali anglo-italiani.

*Giovanni Iamartino, ordinario di Storia della lingua inglese presso l‚ÄôUniversit√† di Milano, si occupa da tempo della storia dei rapporti linguistici e culturali fra l‚ÄôItalia e mondo inglese. Sugli italianismi in inglese ha pubblicatoLa contrastivit√† italiano-inglese in prospettiva storica¬†(in ¬ęRassegna Italiana di Linguistica Applicata¬Ľ, vol. 33, 2001, pp. 7-130) e¬†Non solo maccheroni, mafia e mamma mia!: tracce lessicali dell‚Äôinflusso culturale italiano in Inghilterra¬†(in¬†L‚Äôinglese e le altre lingue europee. Studi sull‚Äôinterferenza linguistica, a cura di F√©lix San Vicente, CLUEB, Bologna 2002, pp. 23-49).

In Treccani: http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/speciali/nazioni/iamartino.html#.Uxi-onUoHSt.twitter

Frozen: Sing-along (multilingual session)

Watch ‚ÄúLet It Go‚ÄĚ From Disney‚Äôs ‚ÄėFrozen‚Äô

Performed In 25 Different Languages

JAN. 22, 2014

How they managed to get the tones so similar and so lovely is pretty impressive (it almost sounds like they‚Äôre all performed by the same girl) ‚ÄĒ which one is your favorite singer?¬†TC mark

Cf. http://thoughtcatalog.com/sophie-martin/2014/01/watch-let-it-go-from-disneys-frozen-performed-in-25-different-languages/

Errori di adattamento, traduzione e doppiaggio (I)

Il post di oggi √® un po’ pi√Ļ leggero rispetto a quelli dei giorni scorsi. [ ndr: ma estremamente pi√Ļ lungo AHAHAHAHAH -.- ]
Nel titolo ho addirittura messo tra parentesi un “I” per darmi un tono. (O tirarmi un po’ su di morale…! Onestamente non ne ho idea!) ūüėÄ ūüėÄ ūüėÄ
Non so se farò altri interventi del genere, ma mi piace pensare che avrò tempo e modo di scrivere anche post divertenti e inserire altre chicche del mondo del cinema, dei telefilm o della letteratura straniera.

[NB: uno l’ho gi√† pronto, forse lo lascer√≤ nelle bozze ancora per un po’…]

Non tutti sanno che sono particolarmente fissata con la saga “Pirati dei Caraibi“. Infatti, ai tempi dell’Universit√† (*sigh* come passa il tempo…) volevo inserire la trilogia (nel frattempo mutata in tetralogia) nel comparto scientifico che avrei utilizzato per l’analisi della mia tesi di laurea triennale sugli errori di traduzione ed adattamento degli script originali nel cinema e nelle serie tv. Purtroppo, l’argomento era troppo vasto e riguardava una materia non curriculare (ndt: “traduzione audiovisiva” era una materia della specialistica e quindi non era attinente al mio piano di studi della triennale), perci√≤ la Professoressa dirott√≤ il mio diabolico piano su altro.

Savvy?
Comprendi?

Infatti, qualche anno dopo, ho “ripiegato” su una tematica diversa. {per√≤ questo ve lo racconto un’altra volta…}

Nonostante ciò, non mi sono arresa e ho continuato imperterrita a seguire le mirabolanti peripezie di Captain Jack Sparrow e di quei poveri adattatori che non hanno saputo proprio rendere giustizia alla saga.

La cosa che maggiormente mi ha perplessa e sconcertata – presumibilmente prima sconcertata e poi perplessa – √® stata la scelta dei titoli dei vari film che, fin dal primo (datato 2003), ha puntualmente lasciato intendere che NESSUNO si fosse preso il gusto di visionare la pellicola prima di fare l’adattamento.
Ma andiamo con ordine.
Ora, capisco che il genere possa non piacere a tutti e che magari Johnny Depp o Orlando Bloom non siano il prototipo del vostro uomo ideale, cos√¨ come Keira (biondina e segaligna) non lo sia della vostra “immortale amatissima”; posso anche passare sopra al fatto che, non sapendo dell’avvento del “2” e del “3” (e poi anche del “4” a cui, si vocifera, dovrebbe fare seguito un “5”), per il primo film sia stato omesso il riferimento alla serie “Pirati dei Caraibi”, MA (c’√® sempre un ‘ma’) non si pu√≤ tradurre “[Pirates of the Caribbean:] The Curse of the Black Pearl” (chiarissimo!) con un raffazzonato “La maledizione della prima luna“. Cosa c’era di difficile nel tradurre con un semplice “La maledizione della Perla Nera“? Perla Nera sapeva troppo di soap opera? Lo so, non era abbastanza EPICO. Just for the record: √® il nome della nave.
Qui, si potrebbe aprire una parentesi di una 20ina d’anni in cui riprendere concetti trattati e stratrattati sul perch√© e per come si debba scegliere di tradurre letteralmente un testo oppure cercare di mantenere il senso di ci√≤ che si intendeva nella lingua di partenza, portando il messaggio sullo stesso livello cognitivo dell’audience della lingua di arrivo con scelte linguistiche parzialmente o completamente differenti da quelle di partenza.
Io, personalmente, il film l’ho visto almeno 200 volte e di quella “prima luna” non c’√® traccia. Barbossa dice “La luce della luna ci rivela per ci√≤ che siamo in realt√†. Siamo uomini maledetti: non possiamo morire, per cui non siamo morti, ma non siamo nemmeno vivi“.¬†Eh. La ‘luna’ c’√® (e non ci piove). E la ‘prima’? Mistero!

Crozza_Kazzenger
Kazzenger!

Nel 2006, la storia si ripete. Qui un po’ mi ha pianto il cuore, lo ammetto. Il titolo originale √® struggente e al tempo stesso epico nella sua semplicit√† (once again). Il secondo capitolo della saga, infatti, si intitola “Pirates of the Caribbean: Dead man’s chest“. L’adattamento italiano non √® riuscito nuovamente a rendere giustizia all’originale. Il film da noi √® uscito con il titolo “Pirati dei Caraibi: la maledizione del forziere fantasma“.
Ovvio.
Perch√© cercare di riprendersi un minimo dal precedente scivolone? Giammai! Meglio continuare con ‘sta storia della ‘maledizione’ che ci piace assai! ūüėÄ E va bene… Dietro a quel “chest” c’√® un bellissimo gioco di parole volutamente scelto in inglese per collegare il fantomatico “uomo morto” al “forziere” (e/o al suo “petto”). Nonostante l’adattamento non mi piaccia tantissimo, devo ammettere che il senso della storyline √® mantenuto. Il forziere c’√®, non √® proprio ‘fantasma’, ma Jack Sparrow √® alla sua ricerca, perci√≤ lui non sa dove sia e questo √® grosso modo il plot del secondo film.

Una chicca estratta da questo capitolo √® un errore di adattamento (e doppiaggio). Da quando l’ho individuato, lo posto ovunque.

Errori di (traduzione e) doppiaggio:

[eng/orig. version] Hammer-head shark Pirate: Five men still alive, the rest have moved on.

[trad/doppiaggio] Pirata Squalo Martello: 15 rimasti vivi, il resto è trapassato.

La domanda sorge spontanea: se sullo schermo ci sono 5 attori pronti per essere giustiziati, un dubbio non ti viene?

No, evidentemente no. ūüėÄ

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Devo dire che della [vera] trilogia questo √® il capitolo che mi √® piaciuto meno, forse perch√© lascia lo spettatore con moltissimi buchi temporali nella storia, molti interrogativi, qualche intuizione abbozzata a causa dei nuovi personaggi introdotti e, in pi√Ļ, non ha una vera e propria conclusione. [ndr: doveva essere un film “ponte”; un collegamento tra il primo film, di cui non ci si aspettava un cos√¨ grande successo, e il successivo, la conclusione della saga, su cui c’erano altissime aspettative. Effettivamente √® cos√¨ ‘ponte’ che quando appaiono i titoli di coda non riesci ad alzarti in piedi perch√© pensi ci sia ancora altro da vedere.]
Veniam perci√≤ al III capitolo uscito nel 2007. L’unico che EFFETTIVAMENTE non ha subito grossi sconvolgimenti a livello di adattamento. Voci che erano trapelate prima della sua uscita avevano dato, come probabili, due titoli differenti, cio√® “At World’s End” e “At Worlds End“. Non proprio lievissima la differenza tra le due opzioni. La prima si presta ad un pi√Ļ sottile gioco di parole, mentre la seconda lascia solamente intendere che il capitolo finale vede la fine dei “mondi” [ndr: quali mondi?]. La scelta √® poi ricaduta sul primo titolo, che gioca sulla fine del mondo intesa come atto finale di un’Opera, quindi una sorta di resa dei conti, ma anche come luogo ben preciso dove REALMENTE i protagonisti si recano durante il film. [WARNING: major spoiler!!!]

not the best time
Non mi pare il momento migliore! (Elizabeth Swan)

La traduzione in italiano √® abbastanza fedele ed infatti il film esce in Italia con il titolo “Pirati dei Caraibi: Ai confini del mondo” che riesce a mantenere parzialmente intatto il messaggio voluto con il titolo inglese. Potrei stare a parlare per dieci ore solo di questo film. E’ in assoluto il mio preferito. ūüôā

[*FANGIRLING TIME*]

Keep a weather eye on the horizon...
Tieni gli occhi piantati sull’orizzonte… (Will Turner)

A distanza di 4 anni (√® il 2011), esce nelle sale italiane, poi in quelle americane, “Pirates of the Caribbean: On Stranger Tides“. Il film √® liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Tim Powers noto in Italia con il titolo “Mari stregati“. Un lettore/Uno spettatore attento a questo punto ha gi√† fatto 2+2, vero? Il titolo italiano √® quindi “Pirati dei Caraibi: Mari stregati“.

HAHAHA... NO.

Questa volta il titolo √® stato tradotto con “Pirati dei Caraibi: Oltre i confini del mare“.¬†Evidentemente, un pi√Ļ letterale “[PdC:] Verso acque straniere” o “Su maree sconosciute” avrebbe interrotto la continuit√† delle scelte linguistiche gi√† applicate alla traduzione ed utilizzare lo stesso titolo del libro avrebbe implicato l’infrazione di qualche diritto d’autore (?). Dunque, la mossa pi√Ļ appropriata √® stata – di nuovo – seguire la scia del capitolo precedente. Nasce perci√≤ un collegamento con gli ex “confini del mondo”, con l'”Aqua de vida” segnata sulla mappa, ¬†che porter√† Jack Sparrow a navigare su acque straniere, pi√Ļ lontane. Ok.¬†La domanda resta: PERCH√©?

WHY?!

Per la mia gioia – e per quella di chi come me si √® appassionato alla saga non solo per gli attori e i personaggi, ma anche per le vicende linguistiche che le gravitano attorno – √® in preparazione il V capitolo della serie, il cui titolo sar√† “Pirates of the Caribbean: Dead Men Tell No Tales“. Letteralmente possiamo tradurlo con “[PdC:] Gli uomini morti non raccontano storie” oppure, parafrasando un po’, con “[PdC:] I morti non mentono“. In verit√† “dead men tell no tales” √® un modo di dire anglosassone che significa “dead people will not betray any secrets” e che in italiano suona pi√Ļ o meno come “I morti non tradiscono alcun segreto“.
Sono veramente curiosa di vedere che cosa tireranno fuori dal loro cappello¬†gli adattatori¬†. ūüėČ L’uscita √® prevista per luglio 2015, manca solamente un annetto.

Vi lascio con un video STUPENDO in chiave ironica in cui vengono evidenziati, scena per scena, tutti gli errori in “POTC: The Curse of the Black Pearl“. Io sto ancora ridendo…

P.S.: grazie Wendy per avermi fatto capire che le .gif possono essere estremamente utili! ūüôā

Repost: Tips for setting your translation rates, for professional translators.

Tips for setting your translation rates, for professional translators.*

PEEMPIP January 21, 2014 Articles in English, őēŌÄő¨ő≥ő≥őĶőĽőľőĪ: őľőĶŌĄőĪŌÜŌĀőĪŌÉŌĄőģŌā

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by Popie Matsouka

One of the first difficulties that a professional translator has to face is deciding their rates. Personally, I started researching what the current market rates were before I even finished my studies, and I still believe it is the best strategy. I used to contact other colleagues, my professors, research any available agency website at the time, and ask around, trying to compile a list of what other translators out there were charging for their services. This has proven to be very effective, and it is the strategy I would suggest to you today. Not to mention, I’m still doing it, 10+ years later, just to have a general feeling of the market, and be able to expect client’s reactions.

Nowadays, with the extensive use of the Internet, the use of social media and the massive networks of professionals, it is much easier to do such a thing, and here are a few tips for new professionals who wish to understand better how we charge, and what we charge.

First of all, you have to think of yourself as a small business. Not only will you be charging for your professional services, but what you earn should also cover all your expenses, including living costs, taxes, accounting fees, subscriptions to professional associations, promotion and advertising of your business, computer software and hardware, etc. At the end of each month, you should be able to have something that could be considered a salary, which will cover all your needs. Find out which hourly rate would help you achieve that. Yes, it is not a steady income, being a freelance professional involves that risk unfortunately, but it is an income nevertheless, and only treating it as one will help you evolve.

Most new professionals think that offering lower rates will bring them more clients, which may be true, but what they fail to see is that offering lower rates also diminishes the value of their time and efforts. Furthermore, constantly working with a handful of clients with low rates might prevent you from finding other clients with higher rates. Not to mention that always working with lower rates will most probably make it hard for you to make ends meet. Always keep an eye in the future, and evaluate your relations with your clients based on the long-run. Is booking all your time worth what you might be losing from trying for new clients with higher rates? Are you going to burn out yourself whilst working for low rates, when you could have been working less hours and earning more money? Think about that beforehand.

fight 

In addition, do not be afraid to negotiate. Negotiating is generally expected in all types of business, and negotiating does not make you look unprofessional. Rather the opposite. You should charge what you think you are worth. Not too high to drive yourself out of the market, but not too low either. You can leave a margin, for example to be competitive, but you do not want to look cheap either. Because, let’s face it, some professionals who charge too low make most clients suspect that they do so just because their services are not good enough to justify a higher rate. Or, that they will finish the project they are assigned very quickly and sloppily, just to get more work, because their rates are so low. On the opposite side, charging too high might make your potential client think that you are over-reaching, and unless you are one hundred percent sure of your abilities, they will find some flaw in your work that will make them question you and your professionalism. Discuss with your client the rates you would like to receive and you will see that with dialogue you might earn more than you initially thought to ask for.

One more thing you can do is develop rates for each client individually. Not all clients can offer the same, and not all clients demand the same, so adjust your rates based on who your client is and how much you think they can pay. Offering discounts for steady workflows or large volumes is a good strategy too; negotiate with your client and ask them to send work exclusively to you for a lower rate, but remember that your quality must remain as high as it would be for a higher rate, otherwise you will appear unprofessional and they will not want to work with you again. Also, in that effort, try not to harm your colleagues by offering an extremely low rate, thus ‚Äúbreaking‚ÄĚ the market. Even half a cent is a decent offer; think about the general conditions of the market before making your bid.

Also, remember to always ask for the details of a project. Learn before you start working on a project what it involves, try to determine the amount of effort that will be required on your part, the time you will have to spend on it, the difficulties it might present, and then you can set your rate according to what you think is fair. You can even ask for a sample, if there is one available. Remember that, most clients have a background in this industry and are well aware of how much your services will probably cost them, so do not try to be sneaky, just be honest. And, of course, negotiate!

Keep in mind that you do not have to have a set pricelist. You can increase or decrease your rates depending on the client, the project, the type of work you are required to do. But always be honest, it is the best policy. Telling a client that you can lower your rates if they send you more work is not something to be embarrassed of. It’s just good business tactics. Lowering your rates because you are simply afraid is not. Do not ask for a rate change in the middle of a project, it is unprofessional, even if you found out that the project is more difficult than expected. You can mention it to your PM, but simply asking for a higher rate is not polite. And on the flip side, do not be afraid to ask for more, from before beginning the project, if you see that it requires more than what your usual rate covers.

chinaman 

Finally, know that you can either charge by the hour, or the word, per source or target word, or per 16 pages or any way you want. The parameters vary, the methods vary, and the negotiations between you and your client can influence your decisions. Do some research, decide what you want, ask colleagues and professional associations (like www.peempip.gr, for example, the Panhellenic Association of Professional Translators Graduates of the Ionian University, or any other professional association in your country) about their methods, and you will find what you need.

In general, rates vary significantly. Lately I heard of agencies in Greece offering to freelancers as low as ‚ā¨0.015/source word to translators, which is simply ludicrous and, I dare say, unprofessional. ‚ā¨0.035 is a good place to start, if you are a student and need the experience. From there, you can go as high as you can convince your client to give you, based on your quality, professionalism and experience. A good translator will not easily lower their rates just for the sake of working, because they have put a lot of time and effort in becoming what they are: Good translators. In Greece and in the current market (unfortunately), ‚ā¨0.04 is a decent rate to start and work your way up. Anything lower than that is just a waste of time if you are a professional who values their time, and in my opinion, it only puts a crack in the foundations of what we all want and strive for: fair rates for our good work.

Some examples of methods of charging that I have seen in this industry are listed below. Note that this list is not exhaustive, nor can it be considered a standard, the volumes can vary significantly:

  • Simple Translation -> Per source word, or per page (1 page ‚Čą 250-300 words).
  • Technical Translation -> Per source word
  • Technical Translation, Software strings -> Per source word or per hour
  • Literary Translation -> Per 16 standard book pages
  • Glossary translation -> 30-35 terms per hour (medium difficulty terminology)
  • Editing (or ‚ÄúReview‚ÄĚ) -> Mostly per source word (on the total of words), but sometimes per hour, at a rate of approx. 1000 source words/hour
  • Proofreading -> Per hour, at a rate of approx. 2000 source words/hour
  • QA checks, engineering -> Per hour

LSO (Linguistic sign-off), LQA (Linguistic Quality Assurance), FQA (Formatting Quality Assurance), etc -> Per hour, at a rate of approx. 2500 source words/hour (or 15 pages/hour)

*This is only an informative article. The writer assumes no responsibility for any misunderstandings

Popie Matsouka is currently the Senior Project Manager and Lead Medical Translator and Editor of Technografia. She also holds the position of Quality Assurance Specialist, having specialized in translation and localization QA software technology. She is the resident tech/IT expert, and after having worked as a localization tools trainer, she recently also became a beta tester for SDL Trados Studio. Her education includes being an Apple trained Support Professional, plus a PC/MAC and LAN technician, apart from being a CAT tools expert. She also volunteers for the Red Cross, and is a firm believer that if we all work together we can make a great difference in this world, combining our professional and our personal strengths.

Repost: Are you a professional translator? If so, do NOT lower your translation rates!

Are you a professional translator? If so, do NOT lower your translation rates!

By Marcela Reyes, MBA on March 7, 2010

When was the last time you asked your doctor or your lawyer to give you a discount on his/her fees? Unless your doctor or lawyer is a relative or good friend, it’s very likely you wouldn’t dare ask such a professional service provider to give you a discount, would you? So, if you consider yourself a professional translator, how come you continue to allow others to ask you to reduce your rates? But this fact is not the worst part of the situation. Many professional translators are lowering their rates in a desperate attempt to get business.

Clients are asking for discounts, and translators are honoring their requests more and more every day. When you provide a discount on your services, you are giving permission to others to think your services are not worth much. And, unfortunately, this trend is adversely affecting the entire translation and localization industry.

Price your services right. The price you set for your services must be determined by the value perception your clients are getting in return for their money. Are you meeting your clients’ expectations? What are they walking away with? Why should they buy from you and not your competitors?

Learn to say ‚Äúno.‚ÄĚ When you reduce your rates, you are sending a distress signal, not just about you but also about the entire industry. When you reduce your rates even just one time, it‚Äôs going to be very difficult to say no the next time this same client comes back. One of my dearest copywriters told me once when I asked him to come down on his price that he would feel very uncomfortable with himself if he were to reduce his rates. I loved his professional approach to standing behind his work.

Focus on your promise of value. When you know and have proof that what you are offering is of great ‚Äúvalue‚ÄĚ to your clients, make sure this is consistently displayed in your service delivery. Rather than discounting your rates to match competitors, focus on value-added features. Think about ways you can bundle in certain supplementary services, or create various offerings at various price levels so you can accommodate your client‚Äôs budget.

Improve your service offering. In today‚Äôs economy there are so many products and services that the market is simply oversaturated. Translation is seen by many as a commodity for the simple reason that everybody is focusing on the same ‚Äúattributes.‚ÄĚ Translation should never follow product-marketing models. In the service business it‚Äôs all about that ‚Äúspecial touch‚ÄĚ you add to your offering. Your clients are simply looking for someone they can trust. They want to make sure you are reliable, that you are consistently delivering good value to them, and that you are always there for them. Benefits and service features are always good selling points. But a great relationship with your client is your best selling point.

Focus on your target market. If you are continually being asked to lower your rates, it is very likely you are targeting the wrong clients. Ask yourself if you are wasting your time trying to attract clients that are not willing and able to pay what you are worth. When you decide to focus on a niche market, it is important you understand what your clients’ practices and preferences are. Furthermore, make sure you have the capabilities and competencies to do an excellent job of delivering a high-value translation offering.

Create a strong brand. Just as big corporations develop their brands, translators can also develop a strong, differentiated brand. When you concentrate on developing a strong brand, you will not only become easily recognized but also create an emotional connection with your clients. Your competitors can try to replicate your processes, business model, technology, etc., but it will be very difficult for them to reproduce those beliefs and attitudes that you have established in the minds of your clients.

Remember, when we are selling a product or service, it’s not about us. It’s about our clients. Focus on your clients’ needs and wants, and always look for ways to enhance the relationship. In the absence of value, price becomes the only decision factor. Do not reduce your rates; instead, increase your competitiveness and the value-added features to your services.

via Are you a professional translator? If so, do NOT lower your translation rates!.

L’articolo √® stato tradotto da Antonella

Sei un traduttore professionista? Se lo sei, NON abbassare le tue tariffe di traduzione

‚ÄĒ archiviato sotto: Materiali di consultazione

Questo contributo della collega Marcela Jenney spiega i motivi per cui le tariffe dei traduttori devono essere rispettate al pari di quelle di altri professionisti. La traduzione non è una merce, ma un servizio.

Quando √® stata l’ultima volta che hai chiesto al tuo medico o a tuo avvocato di farti uno sconto sul loro onorario? A meno che il tuo medico o il tuo avvocato sia un parente o un ottimo amico, √® molto probabile che che non oseresti chiedere a uno di questi fornitori di servizi professionali di farti uno sconto, vero? Quindi, se ti consideri un traduttore professionista, com’√® che continui a permettere agli altri di chiederti di ridurre le tue tariffe? Ma questa non √® la cosa peggiore della situazione. Molti traduttori professionisti abbassano le proprie tariffe nel tentativo disperato di ottenere del lavoro.

I clienti chiedono sconti e i traduttori onorano le loro richieste sempre di pi√Ļ ogni giorno. Quando fornite uno sconto sui vostri servizi, concedete agli altri il permesso di pensare che i vostri servizi non valgano poi cos√¨ tanto. E, sfortunatamente, questo trend si ripercuote negativamente sull’intero settore della traduzione e della localizzazione.

Date il giusto prezzo ai vostri servizi. Il prezzo che impostate per i vostri servizi deve essere stabilito dalla percezione del valore che i vostri clienti hanno nel rapporto fra ciò che ottengono e ciò che pagano. Soddisfate le aspettative dei vostri clienti? Con cosa se ne tornano a casa? Perché dovrebbero acquistare da voi e non dalla concorrenza?

Imparate a dire ‚Äúno‚ÄĚ. Quando riducete le vostre tariffe, mandate un segnale di sofferenza, che non riguarda soltanto voi ma l’intero settore. Quando riducete le vostre tariffe, anche solo una volta, diventa molto difficile dire di no la volta successiva a questo stesso cliente che ritorna per un altro lavoro. Uno dei miei pi√Ļ cari copywriter una volta mi ha detto quando gli ho chiesto di abbassare il prezzo che si sarebbe sentito molto a disagio con se stesso se l’avesse fatto. Ho apprezzato molto il suo approccio professionale alla base del suo lavoro.

Concentratevi sul vostro impegno a fornire valore. Quando sapete e avete la prova che ci√≤ che state offrendo √® di grande ‚Äúvalore‚ÄĚ per i vostri clienti, accertatevi che ci√≤ sia chiaramente visibile nella vostra fornitura di servizi. Invece di fare sconti sulle vostre tariffe per allinearvi alla concorrenza, concentratevi sulle caratteristiche a valore aggiunto. Pensate a dei modi con cui potreste fornire un pacchetto di servizi supplementari o creare varie offerte a vari livelli di prezzo in modo da venire incontro al budget del vostro cliente.

Migliorate la vostra offerta di servizi. Nell’economia odierna, vi sono cos√¨ tanti prodotti e servizi che il mercato √® semplicemente saturo. La traduzione viene vista da molti come una merce per il semplice motivo che tutti si concentrano sugli stessi ‚Äúattributi.‚ÄĚ La traduzione non dovrebbe mai seguire i modelli di marketing dei prodotti. Nell’offerta di servizi, la cosa importante √® il ‚Äútocco speciale‚ÄĚ che aggiungete alla vostra offerta. I vostri clienti cercano semplicemente qualcuno di cui potersi fidare. Vogliono accertarsi che siate affidabili, che forniate un lavoro di valore in modo costante e che ci siate sempre per loro. I vantaggi e le caratteristiche del servizio sono sempre dei fattori positivi di vendita. Ma un ottimo rapporto con il vostro cliente √® meglio.

Concentratevi sul mercato di destinazione. Se vi chiedono di continuo di abbassare le vostre tariffe, molto probabilmente vi state rivolgendo ai clienti sbagliati. Chiedetevi se state perdendo tempo cercando di attirare clienti che non vogliono o non sono in gradi di pagare ciò che valete. Quando decidete di concentrarvi su un mercato di nicchia, è importante comprendere quali siano le preferenze dei vostri clienti. Inoltre, accertatevi di possedere le capacità e le competenze per fare un lavoro eccellente nel fornire traduzioni ad alto valore.

Create un marchio forte. Al pari delle grandi aziende che sviluppano il proprio marchio, anche i traduttori possono sviluppare un marchio forte e distintivo. Quando vi concentrate sullo sviluppo di un marchio forte, non solo diventerete facilmente riconoscibili, ma creerete anche un collegamento emotivo con i vostri clienti. La vostra concorrenza potrà tentare di replicare i vostri processi, modelli di lavoro, tecnologia ecc., ma sarà molto difficile che riproducano le convinzioni che avete stabilito nella mente dei vostri clienti.

Ricordate, quando vendiamo un prodotto o un servizio, non riguarda noi. Riguarda i nostri clienti. Concentratevi sulle necessità e sui desideri dei clienti e cercate sempre dei modi per migliorare il rapporto. In assenza di valore, il prezzo diventa il solo fattore decisionale. Non riducete le vostre tariffe; al contrario, aumentate la vostra competitività e le caratteristiche a valore aggiunto dei vostri servizi.

Articolo in lingua inglese comparso sul blog di Marcela Jenney.

antonella. (2010, June 09). Sei un traduttore professionista? Se lo sei, NON abbassare le tue tariffe di traduzione. Retrieved January 21, 2014, from antotranslation.com Web site: http://www.antotranslation.com/materiali/sei-un-traduttore-professionista-se-lo-sei-non-abbassare-le-tue-tariffe-di-traduzione.

Visualdictionary

Questa mattina, mentre mi aggiravo curiosa per la rete, ho trovato un messaggio lasciato da una traduttrice in un forum che mi ha attirata notevolmente. Presentava un link ad uno strumento di cui era rimasta molto soddisfatta.

Come √® ovvio (la curiosit√† era davvero troppa), l’ho copiato immediatamente, l’ho messo in barra e l’ho aperto.

TA-DA-TA-DAAAN !!!

Si √® aperto un dizionario online, ma non come quelli che uso di solito in cui c’√® solamente la barra di ricerca e la selezione della lingua. No. Questo √® un po’ particolare… √® un DIZIONARIO VISUALE.

(Date uno sguardo anche voi… ūüėČ )

http://www.ikonet.com/en/visualdictionary/#!

Ma andiamo con ordine.

Personalmente, conoscevo gi√† questo tipo di strumento in quanto possiedo la versione cartacea con copertina rigida della DeAgostini. Lo uso spesso perch√©, specialmente con lingue un po‚Äô pi√Ļ complesse come il cinese, poter avere a disposizione il significato del termine associato con l‚Äôimmagine cui si riferisce, permette una pi√Ļ facile memorizzazione del termine stesso.

In questo caso, le lingue a disposizione sono 3 (inglese, francese e spagnolo) ed i termini sono suddivisi in 18 categorie tra cui è possibile scegliere mediante un semplice click.

17_categorie
Le 18 categorie

Le categorie, ognuna relativa ad un settore specifico (per esempio: Astronomia, Regno vegetale, Regno animale, Comunicazione ed automazione d‚Äôufficio, Scienza, Sport, etc‚Ķ), sono a loro volta suddivise in sottocategorie che presentano anche una breve ‚Äúdefinizione‚ÄĚ dei termini utilizzati.

subcategorie_Casa
Sottocategorie (es. “Casa” –> “Posizione”, “Elementi della casa”, “Struttura”, etc.)

Contrariamente a quanto accade nella versione cartacea, dove troviamo sia il termine nella lingua di partenza che quello nella lingua di arrivo (n.d.t.: anche riassunti in appendice), questo dizionario visuale si presenta come un vero e proprio strumento monolingue ad immagini. Perciò, una volta scelta la lingua d’interesse, si interagirà con i vari strumenti a disposizione solo ed esclusivamente in quella lingua, esattamente come accadrebbe sfogliando un normalissimo dizionario [monolingue] in cui troviamo il termine e la sua definizione (n.d.t.: solo in rari casi supportata da esempi visivi in tabelle. Per esempio il dizionario monolingue Oxford in inglese).

Inoltre, è possibile acquistare il software multilingue (5 lingue: inglese, francese, spagnolo, italiano e tedesco) oppure quello trilingue (francese, inglese, spagnolo) direttamente dal sito.

software
I 2 software disponibili: multilingue (inglese, francese, spagnolo, italiano e tedesco) e trilingue (inglese, francese e spagnolo)

Non credo lo acquister√≤. Ho gi√† le mie preziosissime versioni cartacee ed essendo un‚Äôappassionata della carta stampata, penso proprio di continuare ‚Äúalla vecchia maniera‚ÄĚ.

Per√≤, sono certa che utilizzer√≤ questo strumento online come integrazione a quelli gi√† in mio possesso e in uso; lo consiglio a chi ha gi√† una conoscenza ‚Äď seppur minima ‚Äď della lingua, perch√© fare una ricerca terminologica all‚Äôinterno di un sito monolingue in cui non c‚Äô√® alcun riferimento collegato alla propria lingua madre risulta un po‚Äô difficile.¬†Chiaramente, le immagini servono da collante immediato tra significante e significato, ma la ricerca √® abbastanza prolungata dovendo aprire ogni sottocategoria per riuscire a scovare l’immagine giusta. Purtroppo l‚Äôinterfaccia non supporta l‚Äôitaliano, occorrerebbe acquistare il software proposto dagli sviluppatori del progetto.¬†ūüôā¬†

Repost: La mappa delle parole simili nelle lingue d‚ÄôEuropa

La mappa delle parole simili nelle lingue d’Europa

Come si dice ananas o chiesa o cetriolo in islandese, italiano o armeno? L’etimologia divertente

05/11/2013

PAROLE CHIAVE: lingue / linguistica

ARGOMENTI: letteratura

[ Rif. articolo originale @ http://www.linkiesta.it/common-words ]

Se finora avete pensato all’etimologia come a una materia noiosa, ricredetevi. Con queste mappe, che abbiamo trovato su Business Insider, potete giocare a vedere come si dice la stessa parola in lingue diverse, le famiglie linguistiche, la probabile origine.

3c9rmfmh

50jse3rh

cgz8kyvh

cu6amudh (NB: c’√® un errore nell’immagine. La parola non √® “bear”, bens√¨ “cucumber”.

La parola “bear” √® rappresentata nell’immagine seguente.)

hhthenfh

iyjwkifh

m4vrwr1h

ngljvich

zgcj1ewh