Wake me up when September… starts.

Hello, everyone!

How are you doing? I have been silent for a little while, I know. I gave you some hints about my future projects, but I have not revealed anything yet. I know, I know… I owe you all an apology.

I planned to spend the month of August organising the last part of this “sabbatical” year and it looks like I’m going to live many exciting adventures over the next few weeks.

First of all, thank you so much for your precious support! With your help I have been nominated in various translation-related categories for the Community Choice Awards hosted by ProZ.

Website >> One Sec Translations (www.onesec-translations.com)

Twitter >> Chiara Bartolozzi (@OneSec_ts)

Blog Post >> “Guest Post: Connecting with people” on Caroline Alberoni Translations Blog (http://caroltranslation.com/…/guest-post-connecting-with-p…/)

Other Social Media >> Instagram: onesectranslations (http://instagram.com/onesectranslations/)

Now, you can vote for your favourite one(s), so if you want to vote yours truly, follow this link >> http://www.proz.com/community-choice-awards and choose the related items.

The voting phase will be open until 22nd September. Then, discover the winners on International Translation Day (30th Sept)!

Secondly, as I told you in my previous post, I am leaving today to reach the wonderful city of Bordeaux. I will attend the 3rd IAPTI Conference and I am pretty excited about that, because it is my very first time as a participant in an International event.

5 - 6 September || Bordeaux, France
5 – 6 September || Bordeaux, France

I will share a gorgeous flat with other colleagues and I am sure that we will have a lot of fun, as it will be both a sort of holiday and working time for everyone of us.

The roommates will be:

Caroline Alberoni: @AlberoniTrans (twitter) – Alberoni Translations (facebook) – @alberoni (Instagram)

Emma Becciu: @emmabecciu (twitter) – Knotty Translations (facebook) – @emmabecciu (Instagram)

Gala Gil Amat: @transGalator (twitter) – Transgalator (facebook) – instransgalator (Instagram)

Mila Rapizo: @mirapizo (twitter) – @mirapizo (Instagram)

Marta Prieto: @CalamburTrad (twitter)

And me: @OneSec_ts (twitter) – One Sec Translations (facebook) – @onesectranslations (Instagram)

Follow our real-time updates on facebook, twitter, and Instagram (I am sure we’ll share posts, tweets, and pictures). (I provided you with all our details so that you can find us online.)

Thirdly, I am going to launch a section on my website that it will be called The Honest Translator, which is intended to be a box encompassing my posts, guest posts, thoughts and anything else on being a freelancer (focusing mainly on being a translator) in the most honest way possible. I would like to create a space where people can talk their true selves without wearing any mask, discussing their added values and real expectations (basing them on what they really feel and want).

Yet, last but not least, I’m going to submit a questionnaire to a bunch of professionals that I would like to have as my guests for a new interview series that I will publish on my website. It will be a little bit different from those you usually read on other blogs, because I thought it as a fresh way to have a break. I hope that I could show you something as soon as possible. We’ll see. Maybe you could be one of those amazing colleagues I would like to feature on my blog. Stay tuned and you could discover it!

Well, I hope that you have enjoyed the reading. Feel free to comment or drop me a line about anything.

I’ve got to go, but…

See you soon!

~Chiara

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Frozen: Sing-along (multilingual session)

Watch “Let It Go” From Disney’s ‘Frozen’

Performed In 25 Different Languages

JAN. 22, 2014

How they managed to get the tones so similar and so lovely is pretty impressive (it almost sounds like they’re all performed by the same girl) — which one is your favorite singer? TC mark

Cf. http://thoughtcatalog.com/sophie-martin/2014/01/watch-let-it-go-from-disneys-frozen-performed-in-25-different-languages/

Errori di adattamento, traduzione e doppiaggio (I)

Il post di oggi è un po’ più leggero rispetto a quelli dei giorni scorsi. [ ndr: ma estremamente più lungo AHAHAHAHAH -.- ]
Nel titolo ho addirittura messo tra parentesi un “I” per darmi un tono. (O tirarmi un po’ su di morale…! Onestamente non ne ho idea!) 😀 😀 😀
Non so se farò altri interventi del genere, ma mi piace pensare che avrò tempo e modo di scrivere anche post divertenti e inserire altre chicche del mondo del cinema, dei telefilm o della letteratura straniera.

[NB: uno l’ho già pronto, forse lo lascerò nelle bozze ancora per un po’…]

Non tutti sanno che sono particolarmente fissata con la saga “Pirati dei Caraibi“. Infatti, ai tempi dell’Università (*sigh* come passa il tempo…) volevo inserire la trilogia (nel frattempo mutata in tetralogia) nel comparto scientifico che avrei utilizzato per l’analisi della mia tesi di laurea triennale sugli errori di traduzione ed adattamento degli script originali nel cinema e nelle serie tv. Purtroppo, l’argomento era troppo vasto e riguardava una materia non curriculare (ndt: “traduzione audiovisiva” era una materia della specialistica e quindi non era attinente al mio piano di studi della triennale), perciò la Professoressa dirottò il mio diabolico piano su altro.

Savvy?
Comprendi?

Infatti, qualche anno dopo, ho “ripiegato” su una tematica diversa. {però questo ve lo racconto un’altra volta…}

Nonostante ciò, non mi sono arresa e ho continuato imperterrita a seguire le mirabolanti peripezie di Captain Jack Sparrow e di quei poveri adattatori che non hanno saputo proprio rendere giustizia alla saga.

La cosa che maggiormente mi ha perplessa e sconcertata – presumibilmente prima sconcertata e poi perplessa – è stata la scelta dei titoli dei vari film che, fin dal primo (datato 2003), ha puntualmente lasciato intendere che NESSUNO si fosse preso il gusto di visionare la pellicola prima di fare l’adattamento.
Ma andiamo con ordine.
Ora, capisco che il genere possa non piacere a tutti e che magari Johnny Depp o Orlando Bloom non siano il prototipo del vostro uomo ideale, così come Keira (biondina e segaligna) non lo sia della vostra “immortale amatissima”; posso anche passare sopra al fatto che, non sapendo dell’avvento del “2” e del “3” (e poi anche del “4” a cui, si vocifera, dovrebbe fare seguito un “5”), per il primo film sia stato omesso il riferimento alla serie “Pirati dei Caraibi”, MA (c’è sempre un ‘ma’) non si può tradurre “[Pirates of the Caribbean:] The Curse of the Black Pearl” (chiarissimo!) con un raffazzonato “La maledizione della prima luna“. Cosa c’era di difficile nel tradurre con un semplice “La maledizione della Perla Nera“? Perla Nera sapeva troppo di soap opera? Lo so, non era abbastanza EPICO. Just for the record: è il nome della nave.
Qui, si potrebbe aprire una parentesi di una 20ina d’anni in cui riprendere concetti trattati e stratrattati sul perché e per come si debba scegliere di tradurre letteralmente un testo oppure cercare di mantenere il senso di ciò che si intendeva nella lingua di partenza, portando il messaggio sullo stesso livello cognitivo dell’audience della lingua di arrivo con scelte linguistiche parzialmente o completamente differenti da quelle di partenza.
Io, personalmente, il film l’ho visto almeno 200 volte e di quella “prima luna” non c’è traccia. Barbossa dice “La luce della luna ci rivela per ciò che siamo in realtà. Siamo uomini maledetti: non possiamo morire, per cui non siamo morti, ma non siamo nemmeno vivi“. Eh. La ‘luna’ c’è (e non ci piove). E la ‘prima’? Mistero!

Crozza_Kazzenger
Kazzenger!

Nel 2006, la storia si ripete. Qui un po’ mi ha pianto il cuore, lo ammetto. Il titolo originale è struggente e al tempo stesso epico nella sua semplicità (once again). Il secondo capitolo della saga, infatti, si intitola “Pirates of the Caribbean: Dead man’s chest“. L’adattamento italiano non è riuscito nuovamente a rendere giustizia all’originale. Il film da noi è uscito con il titolo “Pirati dei Caraibi: la maledizione del forziere fantasma“.
Ovvio.
Perché cercare di riprendersi un minimo dal precedente scivolone? Giammai! Meglio continuare con ‘sta storia della ‘maledizione’ che ci piace assai! 😀 E va bene… Dietro a quel “chest” c’è un bellissimo gioco di parole volutamente scelto in inglese per collegare il fantomatico “uomo morto” al “forziere” (e/o al suo “petto”). Nonostante l’adattamento non mi piaccia tantissimo, devo ammettere che il senso della storyline è mantenuto. Il forziere c’è, non è proprio ‘fantasma’, ma Jack Sparrow è alla sua ricerca, perciò lui non sa dove sia e questo è grosso modo il plot del secondo film.

Una chicca estratta da questo capitolo è un errore di adattamento (e doppiaggio). Da quando l’ho individuato, lo posto ovunque.

Errori di (traduzione e) doppiaggio:

[eng/orig. version] Hammer-head shark Pirate: Five men still alive, the rest have moved on.

[trad/doppiaggio] Pirata Squalo Martello: 15 rimasti vivi, il resto è trapassato.

La domanda sorge spontanea: se sullo schermo ci sono 5 attori pronti per essere giustiziati, un dubbio non ti viene?

No, evidentemente no. 😀

large

Devo dire che della [vera] trilogia questo è il capitolo che mi è piaciuto meno, forse perché lascia lo spettatore con moltissimi buchi temporali nella storia, molti interrogativi, qualche intuizione abbozzata a causa dei nuovi personaggi introdotti e, in più, non ha una vera e propria conclusione. [ndr: doveva essere un film “ponte”; un collegamento tra il primo film, di cui non ci si aspettava un così grande successo, e il successivo, la conclusione della saga, su cui c’erano altissime aspettative. Effettivamente è così ‘ponte’ che quando appaiono i titoli di coda non riesci ad alzarti in piedi perché pensi ci sia ancora altro da vedere.]
Veniam perciò al III capitolo uscito nel 2007. L’unico che EFFETTIVAMENTE non ha subito grossi sconvolgimenti a livello di adattamento. Voci che erano trapelate prima della sua uscita avevano dato, come probabili, due titoli differenti, cioè “At World’s End” e “At Worlds End“. Non proprio lievissima la differenza tra le due opzioni. La prima si presta ad un più sottile gioco di parole, mentre la seconda lascia solamente intendere che il capitolo finale vede la fine dei “mondi” [ndr: quali mondi?]. La scelta è poi ricaduta sul primo titolo, che gioca sulla fine del mondo intesa come atto finale di un’Opera, quindi una sorta di resa dei conti, ma anche come luogo ben preciso dove REALMENTE i protagonisti si recano durante il film. [WARNING: major spoiler!!!]

not the best time
Non mi pare il momento migliore! (Elizabeth Swan)

La traduzione in italiano è abbastanza fedele ed infatti il film esce in Italia con il titolo “Pirati dei Caraibi: Ai confini del mondo” che riesce a mantenere parzialmente intatto il messaggio voluto con il titolo inglese. Potrei stare a parlare per dieci ore solo di questo film. E’ in assoluto il mio preferito. 🙂

[*FANGIRLING TIME*]

Keep a weather eye on the horizon...
Tieni gli occhi piantati sull’orizzonte… (Will Turner)

A distanza di 4 anni (è il 2011), esce nelle sale italiane, poi in quelle americane, “Pirates of the Caribbean: On Stranger Tides“. Il film è liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Tim Powers noto in Italia con il titolo “Mari stregati“. Un lettore/Uno spettatore attento a questo punto ha già fatto 2+2, vero? Il titolo italiano è quindi “Pirati dei Caraibi: Mari stregati“.

HAHAHA... NO.

Questa volta il titolo è stato tradotto con “Pirati dei Caraibi: Oltre i confini del mare“. Evidentemente, un più letterale “[PdC:] Verso acque straniere” o “Su maree sconosciute” avrebbe interrotto la continuità delle scelte linguistiche già applicate alla traduzione ed utilizzare lo stesso titolo del libro avrebbe implicato l’infrazione di qualche diritto d’autore (?). Dunque, la mossa più appropriata è stata – di nuovo – seguire la scia del capitolo precedente. Nasce perciò un collegamento con gli ex “confini del mondo”, con l'”Aqua de vida” segnata sulla mappa,  che porterà Jack Sparrow a navigare su acque straniere, più lontane. Ok. La domanda resta: PERCHé?

WHY?!

Per la mia gioia – e per quella di chi come me si è appassionato alla saga non solo per gli attori e i personaggi, ma anche per le vicende linguistiche che le gravitano attorno – è in preparazione il V capitolo della serie, il cui titolo sarà “Pirates of the Caribbean: Dead Men Tell No Tales“. Letteralmente possiamo tradurlo con “[PdC:] Gli uomini morti non raccontano storie” oppure, parafrasando un po’, con “[PdC:] I morti non mentono“. In verità “dead men tell no tales” è un modo di dire anglosassone che significa “dead people will not betray any secrets” e che in italiano suona più o meno come “I morti non tradiscono alcun segreto“.
Sono veramente curiosa di vedere che cosa tireranno fuori dal loro cappello gli adattatori . 😉 L’uscita è prevista per luglio 2015, manca solamente un annetto.

Vi lascio con un video STUPENDO in chiave ironica in cui vengono evidenziati, scena per scena, tutti gli errori in “POTC: The Curse of the Black Pearl“. Io sto ancora ridendo…

P.S.: grazie Wendy per avermi fatto capire che le .gif possono essere estremamente utili! 🙂

Repost: Tips for setting your translation rates, for professional translators.

Tips for setting your translation rates, for professional translators.*

PEEMPIP January 21, 2014 Articles in English, Επάγγελμα: μεταφραστής

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by Popie Matsouka

One of the first difficulties that a professional translator has to face is deciding their rates. Personally, I started researching what the current market rates were before I even finished my studies, and I still believe it is the best strategy. I used to contact other colleagues, my professors, research any available agency website at the time, and ask around, trying to compile a list of what other translators out there were charging for their services. This has proven to be very effective, and it is the strategy I would suggest to you today. Not to mention, I’m still doing it, 10+ years later, just to have a general feeling of the market, and be able to expect client’s reactions.

Nowadays, with the extensive use of the Internet, the use of social media and the massive networks of professionals, it is much easier to do such a thing, and here are a few tips for new professionals who wish to understand better how we charge, and what we charge.

First of all, you have to think of yourself as a small business. Not only will you be charging for your professional services, but what you earn should also cover all your expenses, including living costs, taxes, accounting fees, subscriptions to professional associations, promotion and advertising of your business, computer software and hardware, etc. At the end of each month, you should be able to have something that could be considered a salary, which will cover all your needs. Find out which hourly rate would help you achieve that. Yes, it is not a steady income, being a freelance professional involves that risk unfortunately, but it is an income nevertheless, and only treating it as one will help you evolve.

Most new professionals think that offering lower rates will bring them more clients, which may be true, but what they fail to see is that offering lower rates also diminishes the value of their time and efforts. Furthermore, constantly working with a handful of clients with low rates might prevent you from finding other clients with higher rates. Not to mention that always working with lower rates will most probably make it hard for you to make ends meet. Always keep an eye in the future, and evaluate your relations with your clients based on the long-run. Is booking all your time worth what you might be losing from trying for new clients with higher rates? Are you going to burn out yourself whilst working for low rates, when you could have been working less hours and earning more money? Think about that beforehand.

fight 

In addition, do not be afraid to negotiate. Negotiating is generally expected in all types of business, and negotiating does not make you look unprofessional. Rather the opposite. You should charge what you think you are worth. Not too high to drive yourself out of the market, but not too low either. You can leave a margin, for example to be competitive, but you do not want to look cheap either. Because, let’s face it, some professionals who charge too low make most clients suspect that they do so just because their services are not good enough to justify a higher rate. Or, that they will finish the project they are assigned very quickly and sloppily, just to get more work, because their rates are so low. On the opposite side, charging too high might make your potential client think that you are over-reaching, and unless you are one hundred percent sure of your abilities, they will find some flaw in your work that will make them question you and your professionalism. Discuss with your client the rates you would like to receive and you will see that with dialogue you might earn more than you initially thought to ask for.

One more thing you can do is develop rates for each client individually. Not all clients can offer the same, and not all clients demand the same, so adjust your rates based on who your client is and how much you think they can pay. Offering discounts for steady workflows or large volumes is a good strategy too; negotiate with your client and ask them to send work exclusively to you for a lower rate, but remember that your quality must remain as high as it would be for a higher rate, otherwise you will appear unprofessional and they will not want to work with you again. Also, in that effort, try not to harm your colleagues by offering an extremely low rate, thus “breaking” the market. Even half a cent is a decent offer; think about the general conditions of the market before making your bid.

Also, remember to always ask for the details of a project. Learn before you start working on a project what it involves, try to determine the amount of effort that will be required on your part, the time you will have to spend on it, the difficulties it might present, and then you can set your rate according to what you think is fair. You can even ask for a sample, if there is one available. Remember that, most clients have a background in this industry and are well aware of how much your services will probably cost them, so do not try to be sneaky, just be honest. And, of course, negotiate!

Keep in mind that you do not have to have a set pricelist. You can increase or decrease your rates depending on the client, the project, the type of work you are required to do. But always be honest, it is the best policy. Telling a client that you can lower your rates if they send you more work is not something to be embarrassed of. It’s just good business tactics. Lowering your rates because you are simply afraid is not. Do not ask for a rate change in the middle of a project, it is unprofessional, even if you found out that the project is more difficult than expected. You can mention it to your PM, but simply asking for a higher rate is not polite. And on the flip side, do not be afraid to ask for more, from before beginning the project, if you see that it requires more than what your usual rate covers.

chinaman 

Finally, know that you can either charge by the hour, or the word, per source or target word, or per 16 pages or any way you want. The parameters vary, the methods vary, and the negotiations between you and your client can influence your decisions. Do some research, decide what you want, ask colleagues and professional associations (like www.peempip.gr, for example, the Panhellenic Association of Professional Translators Graduates of the Ionian University, or any other professional association in your country) about their methods, and you will find what you need.

In general, rates vary significantly. Lately I heard of agencies in Greece offering to freelancers as low as €0.015/source word to translators, which is simply ludicrous and, I dare say, unprofessional. €0.035 is a good place to start, if you are a student and need the experience. From there, you can go as high as you can convince your client to give you, based on your quality, professionalism and experience. A good translator will not easily lower their rates just for the sake of working, because they have put a lot of time and effort in becoming what they are: Good translators. In Greece and in the current market (unfortunately), €0.04 is a decent rate to start and work your way up. Anything lower than that is just a waste of time if you are a professional who values their time, and in my opinion, it only puts a crack in the foundations of what we all want and strive for: fair rates for our good work.

Some examples of methods of charging that I have seen in this industry are listed below. Note that this list is not exhaustive, nor can it be considered a standard, the volumes can vary significantly:

  • Simple Translation -> Per source word, or per page (1 page ≈ 250-300 words).
  • Technical Translation -> Per source word
  • Technical Translation, Software strings -> Per source word or per hour
  • Literary Translation -> Per 16 standard book pages
  • Glossary translation -> 30-35 terms per hour (medium difficulty terminology)
  • Editing (or “Review”) -> Mostly per source word (on the total of words), but sometimes per hour, at a rate of approx. 1000 source words/hour
  • Proofreading -> Per hour, at a rate of approx. 2000 source words/hour
  • QA checks, engineering -> Per hour

LSO (Linguistic sign-off), LQA (Linguistic Quality Assurance), FQA (Formatting Quality Assurance), etc -> Per hour, at a rate of approx. 2500 source words/hour (or 15 pages/hour)

*This is only an informative article. The writer assumes no responsibility for any misunderstandings

Popie Matsouka is currently the Senior Project Manager and Lead Medical Translator and Editor of Technografia. She also holds the position of Quality Assurance Specialist, having specialized in translation and localization QA software technology. She is the resident tech/IT expert, and after having worked as a localization tools trainer, she recently also became a beta tester for SDL Trados Studio. Her education includes being an Apple trained Support Professional, plus a PC/MAC and LAN technician, apart from being a CAT tools expert. She also volunteers for the Red Cross, and is a firm believer that if we all work together we can make a great difference in this world, combining our professional and our personal strengths.

Repost: Are you a professional translator? If so, do NOT lower your translation rates!

Are you a professional translator? If so, do NOT lower your translation rates!

By Marcela Reyes, MBA on March 7, 2010

When was the last time you asked your doctor or your lawyer to give you a discount on his/her fees? Unless your doctor or lawyer is a relative or good friend, it’s very likely you wouldn’t dare ask such a professional service provider to give you a discount, would you? So, if you consider yourself a professional translator, how come you continue to allow others to ask you to reduce your rates? But this fact is not the worst part of the situation. Many professional translators are lowering their rates in a desperate attempt to get business.

Clients are asking for discounts, and translators are honoring their requests more and more every day. When you provide a discount on your services, you are giving permission to others to think your services are not worth much. And, unfortunately, this trend is adversely affecting the entire translation and localization industry.

Price your services right. The price you set for your services must be determined by the value perception your clients are getting in return for their money. Are you meeting your clients’ expectations? What are they walking away with? Why should they buy from you and not your competitors?

Learn to say “no.” When you reduce your rates, you are sending a distress signal, not just about you but also about the entire industry. When you reduce your rates even just one time, it’s going to be very difficult to say no the next time this same client comes back. One of my dearest copywriters told me once when I asked him to come down on his price that he would feel very uncomfortable with himself if he were to reduce his rates. I loved his professional approach to standing behind his work.

Focus on your promise of value. When you know and have proof that what you are offering is of great “value” to your clients, make sure this is consistently displayed in your service delivery. Rather than discounting your rates to match competitors, focus on value-added features. Think about ways you can bundle in certain supplementary services, or create various offerings at various price levels so you can accommodate your client’s budget.

Improve your service offering. In today’s economy there are so many products and services that the market is simply oversaturated. Translation is seen by many as a commodity for the simple reason that everybody is focusing on the same “attributes.” Translation should never follow product-marketing models. In the service business it’s all about that “special touch” you add to your offering. Your clients are simply looking for someone they can trust. They want to make sure you are reliable, that you are consistently delivering good value to them, and that you are always there for them. Benefits and service features are always good selling points. But a great relationship with your client is your best selling point.

Focus on your target market. If you are continually being asked to lower your rates, it is very likely you are targeting the wrong clients. Ask yourself if you are wasting your time trying to attract clients that are not willing and able to pay what you are worth. When you decide to focus on a niche market, it is important you understand what your clients’ practices and preferences are. Furthermore, make sure you have the capabilities and competencies to do an excellent job of delivering a high-value translation offering.

Create a strong brand. Just as big corporations develop their brands, translators can also develop a strong, differentiated brand. When you concentrate on developing a strong brand, you will not only become easily recognized but also create an emotional connection with your clients. Your competitors can try to replicate your processes, business model, technology, etc., but it will be very difficult for them to reproduce those beliefs and attitudes that you have established in the minds of your clients.

Remember, when we are selling a product or service, it’s not about us. It’s about our clients. Focus on your clients’ needs and wants, and always look for ways to enhance the relationship. In the absence of value, price becomes the only decision factor. Do not reduce your rates; instead, increase your competitiveness and the value-added features to your services.

via Are you a professional translator? If so, do NOT lower your translation rates!.

L’articolo è stato tradotto da Antonella

Sei un traduttore professionista? Se lo sei, NON abbassare le tue tariffe di traduzione

— archiviato sotto: Materiali di consultazione

Questo contributo della collega Marcela Jenney spiega i motivi per cui le tariffe dei traduttori devono essere rispettate al pari di quelle di altri professionisti. La traduzione non è una merce, ma un servizio.

Quando è stata l’ultima volta che hai chiesto al tuo medico o a tuo avvocato di farti uno sconto sul loro onorario? A meno che il tuo medico o il tuo avvocato sia un parente o un ottimo amico, è molto probabile che che non oseresti chiedere a uno di questi fornitori di servizi professionali di farti uno sconto, vero? Quindi, se ti consideri un traduttore professionista, com’è che continui a permettere agli altri di chiederti di ridurre le tue tariffe? Ma questa non è la cosa peggiore della situazione. Molti traduttori professionisti abbassano le proprie tariffe nel tentativo disperato di ottenere del lavoro.

I clienti chiedono sconti e i traduttori onorano le loro richieste sempre di più ogni giorno. Quando fornite uno sconto sui vostri servizi, concedete agli altri il permesso di pensare che i vostri servizi non valgano poi così tanto. E, sfortunatamente, questo trend si ripercuote negativamente sull’intero settore della traduzione e della localizzazione.

Date il giusto prezzo ai vostri servizi. Il prezzo che impostate per i vostri servizi deve essere stabilito dalla percezione del valore che i vostri clienti hanno nel rapporto fra ciò che ottengono e ciò che pagano. Soddisfate le aspettative dei vostri clienti? Con cosa se ne tornano a casa? Perché dovrebbero acquistare da voi e non dalla concorrenza?

Imparate a dire “no”. Quando riducete le vostre tariffe, mandate un segnale di sofferenza, che non riguarda soltanto voi ma l’intero settore. Quando riducete le vostre tariffe, anche solo una volta, diventa molto difficile dire di no la volta successiva a questo stesso cliente che ritorna per un altro lavoro. Uno dei miei più cari copywriter una volta mi ha detto quando gli ho chiesto di abbassare il prezzo che si sarebbe sentito molto a disagio con se stesso se l’avesse fatto. Ho apprezzato molto il suo approccio professionale alla base del suo lavoro.

Concentratevi sul vostro impegno a fornire valore. Quando sapete e avete la prova che ciò che state offrendo è di grande “valore” per i vostri clienti, accertatevi che ciò sia chiaramente visibile nella vostra fornitura di servizi. Invece di fare sconti sulle vostre tariffe per allinearvi alla concorrenza, concentratevi sulle caratteristiche a valore aggiunto. Pensate a dei modi con cui potreste fornire un pacchetto di servizi supplementari o creare varie offerte a vari livelli di prezzo in modo da venire incontro al budget del vostro cliente.

Migliorate la vostra offerta di servizi. Nell’economia odierna, vi sono così tanti prodotti e servizi che il mercato è semplicemente saturo. La traduzione viene vista da molti come una merce per il semplice motivo che tutti si concentrano sugli stessi “attributi.” La traduzione non dovrebbe mai seguire i modelli di marketing dei prodotti. Nell’offerta di servizi, la cosa importante è il “tocco speciale” che aggiungete alla vostra offerta. I vostri clienti cercano semplicemente qualcuno di cui potersi fidare. Vogliono accertarsi che siate affidabili, che forniate un lavoro di valore in modo costante e che ci siate sempre per loro. I vantaggi e le caratteristiche del servizio sono sempre dei fattori positivi di vendita. Ma un ottimo rapporto con il vostro cliente è meglio.

Concentratevi sul mercato di destinazione. Se vi chiedono di continuo di abbassare le vostre tariffe, molto probabilmente vi state rivolgendo ai clienti sbagliati. Chiedetevi se state perdendo tempo cercando di attirare clienti che non vogliono o non sono in gradi di pagare ciò che valete. Quando decidete di concentrarvi su un mercato di nicchia, è importante comprendere quali siano le preferenze dei vostri clienti. Inoltre, accertatevi di possedere le capacità e le competenze per fare un lavoro eccellente nel fornire traduzioni ad alto valore.

Create un marchio forte. Al pari delle grandi aziende che sviluppano il proprio marchio, anche i traduttori possono sviluppare un marchio forte e distintivo. Quando vi concentrate sullo sviluppo di un marchio forte, non solo diventerete facilmente riconoscibili, ma creerete anche un collegamento emotivo con i vostri clienti. La vostra concorrenza potrà tentare di replicare i vostri processi, modelli di lavoro, tecnologia ecc., ma sarà molto difficile che riproducano le convinzioni che avete stabilito nella mente dei vostri clienti.

Ricordate, quando vendiamo un prodotto o un servizio, non riguarda noi. Riguarda i nostri clienti. Concentratevi sulle necessità e sui desideri dei clienti e cercate sempre dei modi per migliorare il rapporto. In assenza di valore, il prezzo diventa il solo fattore decisionale. Non riducete le vostre tariffe; al contrario, aumentate la vostra competitività e le caratteristiche a valore aggiunto dei vostri servizi.

Articolo in lingua inglese comparso sul blog di Marcela Jenney.

antonella. (2010, June 09). Sei un traduttore professionista? Se lo sei, NON abbassare le tue tariffe di traduzione. Retrieved January 21, 2014, from antotranslation.com Web site: http://www.antotranslation.com/materiali/sei-un-traduttore-professionista-se-lo-sei-non-abbassare-le-tue-tariffe-di-traduzione.

Visualdictionary

Questa mattina, mentre mi aggiravo curiosa per la rete, ho trovato un messaggio lasciato da una traduttrice in un forum che mi ha attirata notevolmente. Presentava un link ad uno strumento di cui era rimasta molto soddisfatta.

Come è ovvio (la curiosità era davvero troppa), l’ho copiato immediatamente, l’ho messo in barra e l’ho aperto.

TA-DA-TA-DAAAN !!!

Si è aperto un dizionario online, ma non come quelli che uso di solito in cui c’è solamente la barra di ricerca e la selezione della lingua. No. Questo è un po’ particolare… è un DIZIONARIO VISUALE.

(Date uno sguardo anche voi… 😉 )

http://www.ikonet.com/en/visualdictionary/#!

Ma andiamo con ordine.

Personalmente, conoscevo già questo tipo di strumento in quanto possiedo la versione cartacea con copertina rigida della DeAgostini. Lo uso spesso perché, specialmente con lingue un po’ più complesse come il cinese, poter avere a disposizione il significato del termine associato con l’immagine cui si riferisce, permette una più facile memorizzazione del termine stesso.

In questo caso, le lingue a disposizione sono 3 (inglese, francese e spagnolo) ed i termini sono suddivisi in 18 categorie tra cui è possibile scegliere mediante un semplice click.

17_categorie
Le 18 categorie

Le categorie, ognuna relativa ad un settore specifico (per esempio: Astronomia, Regno vegetale, Regno animale, Comunicazione ed automazione d’ufficio, Scienza, Sport, etc…), sono a loro volta suddivise in sottocategorie che presentano anche una breve “definizione” dei termini utilizzati.

subcategorie_Casa
Sottocategorie (es. “Casa” –> “Posizione”, “Elementi della casa”, “Struttura”, etc.)

Contrariamente a quanto accade nella versione cartacea, dove troviamo sia il termine nella lingua di partenza che quello nella lingua di arrivo (n.d.t.: anche riassunti in appendice), questo dizionario visuale si presenta come un vero e proprio strumento monolingue ad immagini. Perciò, una volta scelta la lingua d’interesse, si interagirà con i vari strumenti a disposizione solo ed esclusivamente in quella lingua, esattamente come accadrebbe sfogliando un normalissimo dizionario [monolingue] in cui troviamo il termine e la sua definizione (n.d.t.: solo in rari casi supportata da esempi visivi in tabelle. Per esempio il dizionario monolingue Oxford in inglese).

Inoltre, è possibile acquistare il software multilingue (5 lingue: inglese, francese, spagnolo, italiano e tedesco) oppure quello trilingue (francese, inglese, spagnolo) direttamente dal sito.

software
I 2 software disponibili: multilingue (inglese, francese, spagnolo, italiano e tedesco) e trilingue (inglese, francese e spagnolo)

Non credo lo acquisterò. Ho già le mie preziosissime versioni cartacee ed essendo un’appassionata della carta stampata, penso proprio di continuare “alla vecchia maniera”.

Però, sono certa che utilizzerò questo strumento online come integrazione a quelli già in mio possesso e in uso; lo consiglio a chi ha già una conoscenza – seppur minima – della lingua, perché fare una ricerca terminologica all’interno di un sito monolingue in cui non c’è alcun riferimento collegato alla propria lingua madre risulta un po’ difficile. Chiaramente, le immagini servono da collante immediato tra significante e significato, ma la ricerca è abbastanza prolungata dovendo aprire ogni sottocategoria per riuscire a scovare l’immagine giusta. Purtroppo l’interfaccia non supporta l’italiano, occorrerebbe acquistare il software proposto dagli sviluppatori del progetto. 🙂 

Repost: Freelance sì, #coglioneNo, il grido del giovane creativo – Il Fatto Quotidiano

Repost: Freelance sì, #coglioneNo, il grido del giovane creativo – Il Fatto Quotidiano.

Freelance sì, #coglioneNo, il grido del giovane creativo

di  | 13 gennaio 2014

“Sei giovane e per questo lavoro non c’è budget”. “Ti sto dando una grande occasione di visibilità”, e altre frasi ancora che un freelance o un wwworkers s’è sentito ripetere mille e più volte.

Finalmente c’è qualcuno che è riuscito a mettere in video e in rete – in modo ironico, scanzonato, ma tagliente, immediato – la frustrazione di migliaia di giovani (e anche meno giovani, aggiungerei) freelance costretti a progetti sperimentali, giornate prova, lavori non retribuiti. Senza tutele, senza obblighi per colui o colei che decide di assoldare il freelance (spesso si tratta anche di aziende). Finalmente una campagna di sensibilizzazione uscita in queste ore sta spopolando online e ci costringe ad una riflessione anche offline. A realizzarla, attraverso tre video subito diventati virali, è il Collettivo Zero, costituito da Niccolò Falsetti, Stefano De Marco e Alessandro Grespan.

Così il lavoro di un idraulico, di un giardiniere e di un antennista vengono paragonati ai lavori creativi e intellettuali, e la classica risposta che spesso il freelance si becca abitualmente stride e non poco applicata a queste tre professioni. Tre video e un passaparola sui social network al grido di #coglioneNo (questo l’hashtag battezzato), per una campagna di rispetto e sensibilizzazione del lavoro creativo“#coglioneNo è la reazione di una generazione di creativi alle mail non lette, a quelle lette e non risposte e a quelle risposte da stronzi. È la reazione alla svalutazione di queste professionalità anche per colpa di chi accetta di fornire servizi creativi in cambio di visibilità o per inseguire uno status symbol. È la reazione a offerte di lavoro gratis perché ci dobbiamo fare il portfolio, perché tanto siamo giovani, perché tanto non è un lavoro, è un divertimento”, si legge nel manifesto.

I lavori a cui la campagna si richiama sono i più vari e attingono nel “sottobosco” della creatività digitale, in quel campo indefinito del lavoro intellettuale: si parla di arte, comunicazione, social network, siti web, indicizzazione sui motori di ricerca. Un amalgama indistinta che cerca di (soprav)vivere, con  una difficoltà enorme, senza regolamentazioni e rispetto del lavoro. E in tutto questo scenario così complesso ci sono anche le finte partite Iva, arruolate (e anche in questo caso spesso non pagate) da parte di privati e aziende.

Così scrisse Alberto Arbasino in un pezzo uscito nel 2010 su Repubblica: “Forse è un retaggio dei tempi quando il letterato veniva trattato come lacchè. Certamente, però, ogni giorno viene richiesto di fare qualche lavoro gratis. Presentando, presenziando, parlando, scrivendo. Per enti, sistemi, organismi, reti, strutture, talmente signorili e fini che chiedono un lavoro professionistico a un professionista. Ma lo vogliono gratis”. Comunque il messaggio del collettivo è chiaro, e sta già facendo il giro della rete. Così viene precisato sul sito: “Vogliamo unire le voci dei tanti che se lo sentono dire ogni volta. Vogliamo ricordare a tutti che siamo giovani, siamo freelance, siamo creativi ma siamo lavoratori, mica coglioni”. Servirà a sensibilizzare l’opinione pubblica e certa politica autoreferenziale e cieca rispetto a queste prassi consolidate?