Free People Search Infographic: Many Languages One America

I checked my inbox this morning, and I found a kind email by Heather Brown.
She asked me to repost this infographic. I found it very interesting, because it shows data resulting from a study carried out in the fields of language and linguistics in relation to the United States of America being a “Great Melting Pot”.

It is divided into sections concerning which languages and dialects are spoken, where such languages are spoken, which fields involve those languages , and the multilanguage attitude in the USA.

Have a look! 🙂

Cf. http://freepeoplesearch.org/blog/infographic-many-languages-one-america.html

Many languages,one americaan infographic from FreePeopleSearch.org

 

Cities from all over the world

How wonderful cities from all over the world are called.

LosAngeles
Los Angeles: the City of Angels
Dubai
Dubai: the City of Gold
NewYork
New York: the City that Never Sleeps
London
London: the Old Smoke
Paris
Paris: the City of Love
Rome
Rome: the Eternal City
Reykjavik
Reykjavik: Smoky Bay
Amsterdam
Amsterdam: the Venice of the North

 

#translatorsgonnatranslate
#perlediuntraduttrice

 

based on images shared on tumblr by mycroftly
reposted by me on tumblr musing of a translator

Cosa sto imparando vivendo la Rete (I)

Da circa tre mesi sto portando avanti un esperimento che ho iniziato un po’ per gioco, un po’ per emulazione e un po’ per curiosità.

Ho deciso di testare i vari canali attraverso cui è possibile aumentare la propria visibilità e rendere proficua la presenza sul web.
Non sapendo da dove cominciare, ho preso spunto da alcuni professionisti che seguo tramite WordPress, Facebook e Twitter. Mi sono permessa di seguire per qualche settimana i loro aggiornamenti e il loro modo di interagire con colleghi, amici e followers.

✎ La prima cosa chiara ed evidente è la costanza. Occorre essere attivi nel vero senso della parola. Ogni giorno, la propria presenza va confermata condividendo articoli, immagini, foto, citazioni, chiacchierando con chi è interessato al tuo lavoro ed esprimendo le proprie idee in tutti i modi possibili.
✎ Infatti, un importante fattore è l’interazione con gli altri utenti. Tutte le persone che ti seguono (ed anche quelle che capitano casualmente nelle tue pagine) sono ugualmente fondamentali per la creazione di una rete di contatti efficiente ed attiva (oltre che reattiva). Il ruolo cruciale è sempre il tuo, perché sta a te interagire e conversare con gli altri iscritti in modo da riuscire ad allacciare rapporti, trovare persone che abbiano i tuoi stessi interessi o che siano capaci di aprire le tue conoscenze verso nuovi orizzonti.
✎ A ciò fa seguito l’importanza della condivisione. È davvero importante imparare a parlare con gli altri senza paura, riuscire ad uscire dal proprio guscio e condividere con gli altri le esperienze pregresse, sia belle che brutte. Il nostro piccolo bagaglio ci ha resi i professionisti che siamo oggi e questo potrebbe essere d’aiuto ad altri, così come l’esperienza di chi lavora da più anni in un settore potrebbe essere d’aiuto per noi.
✎ E qui si collega l’ultimo punto fondamentale, cioè la necessità di essere catchy a 360°, Non c’è nulla di più vero e importante dell’essere completamente se stessi. Infatti, la chiave per aprire tutte le porte della Rete è utilizzare la propria personalità mettendo in risalto i propri punti di forza, gli interessi e le conoscenze. Attraverso i post scritti nei blog, oppure i 160 caratteri di cui sono composti i tweet, possiamo realmente diversificarci dagli altri creando un nostro codice, condivisibile, che ci aiuti ad uscire dall’anonimato e, allo stesso tempo, renderci interessanti verso i nostri lettori.

Nel flusso continuo di informazioni che attraversa il web e si getta senza argini tra le righe dei social media, emerge chi riesce a veicolare un messaggio facilmente accessibile ed al tempo stesso creativo – cercando, però, di non sfociare in esagerazioni o mancanza di professionalità. Perciò, quando si scrive per la Rete, occorre fornire dati e tesi opportunamente corredati da immagini e testi semplici ma esaustivi, utilizzando strategie innovative e fresche. Inoltre, quando si scrive un articolo da pubblicare nel proprio blog, la scelta delle parole chiave è fondamentale in quanto aiutano la ricerca dei post ed anche l’individuazione dei principali punti trattati. Lo stesso discorso vale per i social network, dove le stesse key words sono equiparabili agli hashtags.

Seguendo queste prime semplici considerazioni, ho pensato di iniziare a condividere nel mio blog le ecards create per smorzare un po’ lo stress lavorativo, citazioni e articoli scritti di mio pugno. Purtroppo, finora, ho pubblicato un solo articolo completo. Mi è capitato di incorrere nello smarrimento di una scrittrice che si ritrova in una piazza affollata e non sa più dove guardare e chi ascoltare.

Ciò è sicuramente dovuto all’inesperienza e alla mancanza di organizzazione. Hai delle idee, sapresti anche che contenuti sviluppare e come svilupparli, ma ti sembra sempre di non avere il tempo necessario. Le settimane passano e le tue bozze restano là, salvate e destinate a non vedere mai il punto finale ed il fatidico click sul tasto “Pubblica”. Nonostante questo, non demordo. Continuerò a pianificare e cercare di scrivere altri post come quello di oggi. In fondo, ho tantissimo da imparare e l’unico modo che conosco per migliorare è sperimentare. Se non dai sfogo alla tua creatività buttandoti nella mischia, non saprai mai cosa puoi e non puoi fare. 🙂

Una cosa che ho sicuramente imparato, e che a parer mio è assolutamente da evitare, consiste nel reblogging selvaggio.
Questa tecnica somiglia ad un retweet o uno share su facebook, ma permette di copiare ed incollare gli articoli altrui nel proprio blog (o sito). Purtroppo, seppur appropriatamente citati e forniti di tutti i riferimenti che rimandano all’autore originale, non possono sostituire un bel post scritto con impegno di proprio pugno. L’ho sperimentata per un po’, ma anche se accompagnato da qualche commento sporadico come introduzione all’articolo da condividere, oppure da un’emoticon e una frase per non sembrare maleducati nel riprendere testualmente il lavoro di altri, non è assolutamente utile e tanto meno professionale. Assolutamente da evitare.

Se un articolo è particolarmente interessante o ci ha colpito in qualche modo, le modalità di utilizzo di quel pezzo possono essere molteplici e diverse, a seconda di cosa pensiamo di farne. Se vogliamo, possiamo condividerlo attraverso i social network che sono più immediati e permettono di avere l’informazione a disposizione in tempo reale e possono essere opportunamente taggati per dare visibilità anche a chi l’ha scritto e, anche a chi l’ha condiviso prima di noi.

Per i social network che sto sperimentando in questo momento, occorre tenere presente alcuni accorgimenti:

TWITTER: Twitter è una piattaforma veloce, la TL (ndt: tweet line / time line) si aggiorna continuamente e i nostri followers (seguaci) non vivono costantemente con la pagina aperta o con il cellulare piantato su un solo social, perciò, occorre postare in maniera mirata in determinati orari ed essere concisi. Per fare ciò siamo facilitati dagli hashtag, cioè quelle parole che vengono precedute dal # (cancelletto) e che servono per indicizzare tutti i cinguettii relativi ad uno stesso argomento. Utilizzandoli, chi è interessato a determinati argomenti, cercherà gli hashtag più comuni di riferimento e troverà anche l’articolo che vogliamo condividere (se corredato di quell’hashtag).

FACEBOOK: Facebook è una piattaforma dove gli utenti sono tutti interconnessi sia per essere informati sugli ultimi fatti, sia per scambiare opinioni e fare un break mentre si sta lavorando. I post su facebook sono più argomentativi. E’ importante dare informazioni abbastanza dettagliate su ciò che si sta per pubblicare, ma al tempo stesso bisogna incuriosire il lettore. Le immagini sono molto importanti, perché attirano l’attenzione di chi sta leggendo. Il fatto di avere la possibilità di commentare “a vista”, aiuta l’interazione e anche nei commenti si possono inserire ulteriori informazioni che invoglino il lettore ad iniziare o continuare un’eventuale conversazione.

Se ciò a cui si punta è la diffusione di contenuti per immagini, possiamo usufruire di altri canali come Instagram e Pinterest.

INSTAGRAM: è una grande piazza dove ognuno condivide in maniera visuale le proprie idee. E’ importante scegliere il giusto soggetto da ritrarre e da condividere con gli altri igers (ndt: le persone che pubblicano su Instagram, anche detti Instagramers) ed accompagnarlo con una descrizione accattivante che invogli l’utente a “cuorare” (ndt: l’equivalente del “mi piace” di facebook) l’immagine o commentarla. Inoltre, è fondamentale utilizzare i giusti hashtag, perché anche qui – come accade per twitter – le foto vengono indicizzate in base alla parola che viene scelta per effettuare la ricerca delle immagini.

PINTEREST: Pinterest è un social network molto particolare, che permette di seguire le bacheche di immagini create da ogni utente. E’ un sistema molto semplice e snello mediante il quale si possono creare piccole (o grandi) collezioni di immagini suddivise per categorie o settori. Qui il termine da usare è “pin”, cioè la puntina che viene spesso utilizzata per fissare un pezzo di carta o un qualsiasi documento o foto su una bacheca (ndt: ricordate le bacheche in sughero nelle vostre scuole?). Ogni pin equivale ad un’immagine che viene inglobata nella propria bacheca. E’ possibile anche qui “cuorare” per mostrare gradimento verso le immagini postate dagli altri utenti.

Per avere un’idea degli orari ideali in cui diffondere i propri post, potete fare riferimento all’infografica qui sotto. Ho tradotto ed adattato alcuni dati che ho trovato girovagando per la rete. (NB: è la mia prima infografica, mi scuso con chi la troverà un po’ grezza, ma sto ancora sperimentando e sono stata già fortunata, perché c’è lo zampino di mia sorella, che mi ha dato una mano ad organizzare le idee. 🙂 )

 

Quando postare sui Social Media
Quando postare sui Social Media

Lasciatemi pure i vostri commenti se volete. Sarò felice di ascoltare suggerimenti, critiche e scambiare opinioni a proposito di social media e scrittura di post. Grazie! 🙂

#translatorsgonnatranslate
#perlediunatraduttrice
#keepgoing

I love my job, but… [Repost] How to Succeed in Business Without Becoming a Workaholic (by Jennifer Winter)

Lately, I have been feeling really tired. I am working a lot, trying to achieve some aims I scheduled (it is a very urgent agenda). I am caught between being a good linguist (as a translator and researcher – studying and practicing language, and yet discovering the world of social media) and a woman (attending zumba dance classes, going shopping, singing, baking and so on).
My daily routine is corrupted. Trust me, I barely find the courage to collect all my energies (or maybe the remainder of them) to stand up from my chair and go eat something.
But, I DO love my job. I love what I do for a living, and I want to survive this.
I am still trying to find inspiration surfing the Net.
I found a very useful article, and I want to share it with you.

Enjoy!

#translatorsgonnatranslate
#keepgoing

 

How to Succeed in Business Without Becoming a Workaholic

Work_surrender
IMAGE: MASHABLE COMPOSITE. ISTOCK, THEWET
Square_logo_full_name
I watched Wolf of Wall Street recently, which inspired several flashbacks to my days in finance, working in the pit for a large bank. Seeing those crowded trading desks and excited sales traders reminded me how hard most of those people worked to try to get ahead.Probably too hard.

While I’m sure many firms dealing on Wall Street did their fair share of after-hours partying, I never saw it. Mostly because it seemed that hardly anyone ever left the office long enough to get up to much mischief. The first people in the office were almost always among the last to leave, and I remember witnessing more than a few contrite phone calls to spouses and loved ones, as my co-workers canceled on yet another dinner, birthday party, or family vacation. Sure, there was probably a lot of money on the table, but was working 18-hour days really the way to success?

Fortunately, I have also worked with a few successful people throughout my career who managed to keep climbing the corporate ladder without stomping all over their personal lives in the process. Here are a few lessons I’ve learned from them over the years on how to achieve success at work—without selling your soul.

Lesson #1: Gain a loyal following

Having co-workers, employees, or team members you can turn to at work is great for a lot of reasons—but it’s also an ideal strategy for helping you accomplish more than you ever thought possible.

Take one of my old bosses, for example. She had worked for the firm for over a decade and knew everyone’s job inside and out. She was a great mentor and easy to work with, and she always came to bat for us when we needed her.

As a result, the team was fiercely loyal to her. If one of us saw her staying late, we’d ask her how we could help, so she could go home. If she had to give a presentation or leave town for a conference, a handful of us would jump to help her prepare or cover her workload while she was out. The team was so loyal to her that she rarely had to ask us to do anything—we almost always offered first. As a result, we were one of the most efficient, successful teams in our division, and no one had any doubt it was due, in large part, to our fearless leader.

Having loyal employees who will go above and beyond to help you is something you couldn’t achieve on your own, no matter how many nights and weekends you worked. Yes, you’ll have to put in some extra hours and effort up front, but once you’ve proven yourself to your team, their loyalty will already begin to pay dividends.

Lesson #2: Outsource

This concept is nothing new, but for those of us with specific ideas on how a job should be approached, it’s a difficult one to put into practice. But, ignore the benefit of outsourcing (or delegating) and you’ll quickly find yourself burning the midnight oil.

Take my boss, a few years back, as a cautionary example. He was a perfectionist and had high standards for the work our team produced. Those high standards naturally rubbed off on the rest of the team, and before long, we were fully capable of performing all our duties to the highest standard. Unfortunately, our boss had a difficult time letting go and would often micromanage us so severely that he eventually just took over our projects himself. By the time he was finished, he was behind on his own work.

Thankfully, my boss eventually realized he had to start letting go. He started out by delegating the tasks he knew he couldn’t finish, and before long, he was comfortable outsourcing larger projects. Once the work was more evenly distributed, he was happier at work—and finally had the time to actually manage the team.

If you’re starting feel like your work is taking over your entire life, it’s probably time to start thinking about outsourcing some of your responsibilities. Start with smaller tasks, and gradually add more responsibility as you become comfortable with the results. Just make sure you don’t micromanage the process, and before you know it, you’ll have more time to focus on your professional growth—and, you’ll be a lot happier at work.

Lesson #3: Make a “to-do” and a “done” list

I’ve always been a big fan of lists, and they’re an especially important ingredient for attaining workplace success while minimizing your workload.

Not only do lists help you keep track of what you need to accomplish, but they’re also a great historical record of what you’ve achieved. I’ll never forget a conversation I was having with a boss years ago, when he admitted he didn’t really know what I did on a daily basis. I politely excused myself and ran to my desk and grabbed my trusty notebook. When I returned, we sat down, and I flipped through over a year’s worth of daily lists, detailing everything from large, long-term projects to daily deadlines. He was impressed with how much more I was doing, and when our year-end comp discussion rolled around a few months later, I had no objections to the raise I had asked for.

Lists will keep you organized and on track when you’re overloaded with work, but more importantly, they’ll serve as a historical record of how awesome you are. And when you can point to a list that shows exactly what you’ve accomplished—well, then you’ll have to worry less about making sure your boss knows you’re clocking 12 hours each day.

Lesson #4: Redefine “success”

One of the saddest sights I’ve seen in my career is of an executive holed up in her office late at night on a Friday before a long weekend. There was no doubt she’d become a massive success at work—but, well, that was about it. She worked tirelessly and never allowed herself any time for fun or relaxation. As a result, she was perpetually tired, and as far as the rest of the team could tell, she no longer loved the job she’d sacrificed so much for.

On the flip side, there was her colleague we’ll call Betty. Betty was just as successful, however, she made a point to create and uphold strict work-life boundaries. During working hours, Betty was a machine. But, when quitting time rolled around, she was out the door and never looked back. Management respected her efficiency, her team loved working for her, and her family still recognized her face.

In my book? Betty got it right. You probably can’t enjoy your job if you’re overworked and exhausted—and the more you enjoy your work, the better you’ll be at your job. If you set boundaries, have a life outside of work, and take time to recharge whenever you can, you’ll likely find you’re much more productive—and successful—from 9 to 5.

Success comes at a price, there’s no doubt about it. But, how you pay that price is up to you. Follow these tips, and you’ll find success is well within your reach, and you’ll still have the health and energy to enjoy the fruits of your labors.

 

This article originally published at The Daily Muse here

The Daily Muse

The Daily Muse is a Mashable publishing partner that offers career advice for the digital world. This article is reprinted with the publisher’s permission.

Bedtime Story.

bed
bed

 

bed

I do like the way this word is spelt.
B+E+D: headBoard, mattrEss and footboarD.

#translatorsgonnatranslate
#perlediunatraduttrice